mercoledì 28 maggio 2008

Chi va con lo Zoppo... diventa avvelenato

Come si fa a passare dalla malinconia dolciastra di Sapore di sale alla sciocca leggerezza di Cacao Meravigliao? Probabilmente non lo sa neanche il coglione che sta cantando con basi da pianobar anni '80 a 30 metri da me... E' la colonna sonora che mi tocca stasera, appena tornato dalla radio, forse chi ci governa mi sta punendo per le mie azioni, che avvengono sempre e comunque a base di sano rock 'n' roll antisistema... E ancor più punitiva è l'atmosfera da Versilia che c'è qui stasera, proprio dietro casa mia: appollaiato al mio pc - che in questi casi è una finestra di fuga da ciò che detesto - devo scontare chissà quale cattivo pensiero o azione, e il pegno da pagare è un'allegra festicciola di compleanno di una bimba di nome Elisa, e ora mi tocca ascoltare La vita è tutta un quiz, canzoncina scema ma con qualche piccolo spunto di ironia sana e cialtrona.

E ora finalmente tutto tace, tranne le voci sciocche del cantante e delle signore che chiedono latino-americano, e se fossi un po' più acido risponderei volentieri intonando canzonacce da osteria con intermezzi di bestemmie da vecchi tromboni anarchici di fine '800. Il problema è che vecchio, trombone, e soprattutto anarchico, lo sono per davvero in questo periodo. Chi conosce L'Avvelenata di Guccini mi può capire. Per chi non la conosce incollo il testo alla fine di questa insulsa e inutile missiva, che ha un solo destinatario, ovvero il sottoscritto, che ha bisogno di scrivere per capire le cose, terapia malsana ma necessaria vista la mia mente del tutto anelastica...
Non sono mai stato un amante sfegatato di Francesco Guccini, non l'ho mai apprezzato più di tanto. Sarà per quella voce un po' retorica che non mi ha mai convinto, sarà per la erre arrotolata un po' troppo vistosa, per il carico ideologico che gli hanno affibbiato o per certi toni deprimenti e tetri, ma non ho mai compreso del tutto questo cantautore. Colpa mia eh, perchè quando le porte sono aperte entra di tutto, e quelle della mia coscienza in questi ultimi tempio sono spesso spalancate, e lo erano quando ho cominciato ad ascoltare Via Paolo Fabbri 43. Che disco amici miei, che intelligenza, che ironia, che profondità. Cazzo ricominciano, ora massacrano Carosone e Tu vuò fà l'americano, che dio li fulmini seduta stante, tanto comunque the show must go on e la festa continuerà a massacrarmi i coglioni.

Comunque, tornando a Guccini (che per fortuna questo musicante da strapazzo non violenterà mai), ho scoperto una profondità, un'arguzia, e le ho trovate molto nelle mie corde, poi l'incontro con L'avvelenata ha smosso e scosso qualcosa. Il mio maestro, tra le tante cose che mi ha insegnato (e spero che un giorno mi perdonerà per quello che ho detto, fatto e pensato), mi diceva spesso che non c'è solo l'apollineo, non c'è solo l'armonia e la placida compassione zen alla quale da sempre ambisco. La vita è fatta anche di dionisiaco, di rabbia, di pulsioni anche aggressive, insomma c'è una parte oscura che va compresa, ma che talvolta va anche fatta uscire, altrimenti esplode in modo incontrollato. E' il veleno con cui Guccini ha condito il suo je accuse contro tutto e tutti, contro critici e uomini d'apparato, contro portatori di dogmi e ipocriti di ogni regime, contro puttane di penna e di pensiero. E io in questi giorni mi sento così. Fanculo all'aria fritta, ai luoghi comuni, alle stronzate dette tanto per tenere la bocca aperta, alle invidie e alle bassezze, alle risate plastificate, a chi si dà un tono e non capisce un cazzo, a chi non sorride e ti scruta dall'alto in basso, e come mi scolerei una bottiglia di buon rosso adesso e poi sdraiato sotto un albero a guardar le stelle.

Lo so, non ho un buon carattere, c'è la parte di me serena, capace di accettare tutto l'esistente con tranquillità, ma sotto sotto c'è un mondo che ribolle, che pulsa, soprattutto ora che stanno cantando in coro Adesso tu di Ramazzotti, cazzo persino stonata, che sprofondino all'istante. Quel mondo sta prendendo il sopravvento, ed esplode davanti alla stupidità, ai luoghi comuni, ai ruoli che mascherano paure, alla finzione di chi si inventa personaggio perchè non sa che persona è o ha paura di accettare quella che è, a chi non ha poesia, bellezza, sincerità, a chi esprime solo bruttezza, volgarità, aggressività, falsità e malizia, agli alfieri dei balli di gruppo, a chi si spara le pose per l'abbronzatura, a chi dice che è tutta colpa di Berlusconi e che gli italiani sono tutti ignoranti, a chi si fa alfiere dell'italianità del cazzo e allora vai con calcio-preti-mamme-vacanze-formula1-palestra-condono edilizio-gli immigrati ci ciulano il lavoro-ai pedofili gli taglierei l'uccello-andreotti è tanto una brava persona-che profondità l'ultimo film di nanni moretti-perchè sanremo è sanremo, a chi mi rompe i coglioni perchè non voto, ma tanto il culo allo stato e al potere non lo dò, se lo prenderanno loro quando sarà vecchio, ossuto e flaccido se ci sarà ancora, non rompetemi il cazzo perchè non sono come voi, e fate bene a rispondere "chi se ne frega".

E quando la mia compagna mi dice che sono un orso, quando i ragazzi della radio mi invitano al Morgana e si incazzano perchè non vado, beh hanno ragione, sono un inguaribile solitario e coglione, ma non è colpa mia se detesto le feste, le passerelle col vestito buono e luccicante, le chiacchiere tanto perchè ci si trova e si deve parlare per forza, il linguaggio in codice e il sentirsi parte di uno stesso giro, di uno stesso locale, di una stessa serata. Allora ascolto Santana e immagino mondi diversi che si incontrano in cui tutti stanno bene e ognuno si fa i cazzi suoi senza rompere i coglioni agli altri, poi ascolto Bruce Springsteen, immagino la moto che sfreccia via, la fortuna che sfugge e va acciuffata prima che si allontani troppo, i cattivi pensieri e le speranze, e allora penso che questo è il rock & roll, lasciatemi qui e fatevi i cazzi vostri. E non posso nemmeno dire che questa è la mia razza perchè - per fortuna - la superba schiatta degli Zoppo è composta da persone tutto sommato normali e umane. Ma anche nelle migliori famiglie ci sono le pecore nere.

Ma sono una contraddizione vivente, perchè so di aver bisogno e piacere del confronto con gli altri. Con gli altri si ha occasione di specchiarsi, di compendere, di crescere. La grande rivoluzione che ci fu dentro di me quando lessi La ricerca della felicità di Jiddu Krishnamurti arriva solo ora, a distanza di anni. Quanto è importante specchiarsi dentro gli altri. Perdonatemi la lunga introduzione, e vi chiedo perdono anche per la base dell'Ombelico del mondo di Jovanotti, appena partita e accolta da un misterioso applauso...
Gli altri. Non vorrei caricare di troppi ed eccessivi significati simbolici l'evento, ma l'incontro con gli ex compagni di classe, compresa tutta la fase preparatoria e tutta la coda, ha davvero un ruolo cruciale, almeno per me. Magari per qualcuno sarà stata una semplice rimpatriata, per qualcun altro un vero e proprio diversivo, una fuga da un'esistenza grigia e difficile, per me no, è stato ed è tuttora un momento di riflessione potente, profonda e talvolta anche violenta.

Cosa c'è stato dietro la mia voglia di rivedere tutti? C'è stato e c'è tanto, più di quello che penso, e so che molto sta laggiù, in quel magma indifferenziato che deve solidificarsi affinchè possa capire, perchè lo so che stavolta c'è qualcosa di grosso, tanto che non mi sto affidando nè i Tarocchi nè all'I-Ching. Pian piano capirò cosa è successo e cosa sta succedendo, ma ora posso dire con una certa sicurezza che gioca molto il tema della "generazione", la "mia" generazione, come se il tempo, le nascite e le amicizie possano essere soggette alle regole del possesso... come siamo piccini ed egocentrici a volte... o sempre? Eppure questa generazione del 75-76 ha molto in comune, non solo una convivenza forzata e necessaria tra i muri di una scuola per 5 anni. C'è anche quello ma non solo: c'è il fatto di non essere cresciuti con i telefonini sotto al banco, di aver ancora qualche ricordo degli anni '70, magari con qualche sprazzo in bianco e nero, di aver avuto professori tutto sommato preparati e competenti che ti facevano studiare per bene, di avere genitori tutti d'un pezzo che il ceffone te lo davano ancora e tu facevi ancora più cazzate, di non essere ancora figli degeneri di questa contemporaneità in cui tutto è alla portata di tutti, tutto è uguale e indifferenziato, tutto è omologato e per questo privo di differenze, sfumature, identità. Dietro a qualche capello bianco, a qualche ruga, alla pancia o al fiatone, alla stanchezza o alla disillusione, è questo che ci accomuna, e non è poco. Ci accomuna essere figli di uno stesso momento, anche se veniamo da famiglie, storie, intelligenze, sensibilità, ambizioni, aspettative diverse.

E allora tutto torna, probabilmente per il bisogno recondito di familiarità, di confronto con chi ti capisce perchè è fatto della tua stessa pasta, perchè ci sei cresciuto assieme. Il bisogno di aver a che fare con chi sa che se non parli non è perchè non hai nulla da dire ma perchè ti piace ascoltare e imparare, che se ti ubriachi o ti fai un joint è per celebrare la vita e l'unione, e non lo sballo e il non capire più una mazza, se ascolti un disco e non vuoi sti cazzo di mp3 nè il cd masterizzato ma vuoi il disco bello e cazzuto per intero, è perchè te lo devi ascoltare tutto e lo devi maneggiare, vedere, vivere, perchè la musica è arte, e non la canzoncina da suoneria.

Amici miei, mi sa che ho scelto di rivedervi perchè avevo bisogno di familiarità, comunanza, sicurezza. E celebro così la mia sconfitta, perchè ho perso, e sancisco la mia incapacità di vivere la solitudine, l'incertezza, la impermanenza e il movimento, che sono le uniche cose certe - fino a prova contraria... - di questa traballante e stupida esistenza. Ok me ne sono reso conto, dovrei aver risolto il problema e in parte mi sento più leggero, ma questa vita è schiavitù ci insegna il Buddha, e io mi sento schiavo più che mai. Non riesco a rinunciare a voi, venerdì sera venite in radio, appena finisco usciamo a bere una birra, e allora "che fai", "ti ricordi?", "in fin dei conti non siamo cambiati", eccomi qui, sono tutto vostro.

Vi ho detto in apertura che avrei postato il testo dell'Avvelenata, eccolo qui, se qualcuno non la conosce c'è anche il link per ascoltarla con Songza:




Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni;
va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il "crucifige" e così sia,
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato...

Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante,
mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d' un cantante:
giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo,
e un cazzo in culo e accuse d' arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta...

Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,
però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso...

Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare,
godo molto di più nell' ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare...
se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie:
di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo...

Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare!

Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?
Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.
Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro:
compagni il gioco si fa peso e tetro, comprate il mio didietro, io lo vendo per poco!

Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni,
voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni... Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!

Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso,
mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto.


2 commenti:

Antonio Romano ha detto...

Donato non ti riconosco.... cosi acido e cosi veemente, quasi vittima di un attacco congiunto di Romanite e bertoncellite... ma cumm mai???
Io alle feste un pò caserecce mi sono sempre divertito se non altro perchè trovi la cafoncella con il polpaccio alla Lietbarski con tacchi a spillo che fellinianamente scodinzola il culo e perchè c'è sempre qualche pollastrona pronta a passare all'azione.
Dai che ti aspetto al Bar Irpinia una di queste sere

Anonimo ha detto...

Non c'è solo veleno
ma un sano ribollire
misto anche di ricerca
che nel dietro
trova l'avanti

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