mercoledì 30 giugno 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Rules do not apply', il nuovo cd di John Huldt

Certo che se un chitarrista mette bene in mostra mani e dita (tatuate con chiave di basso e di violino), ringrazia Mozart, Bach e Leo Fender, salvo poi accorgersi che sta copiando i ringraziamenti di Malmsteen, beh non può che risultare simpatico... Anche perchè il suo sound ha ben poco a che vedere con le solite, trite e ritrite esperienze neoclassiche, anzi. John Huldt propone un'ideale commistione rock, jazz, funky e hard, il cui risultato è una progressive-fusion moderna, con qualche zampata zappiana e un bel gusto per la mutevolezza delle atmosfere.

"Uncle Bob" e "Sticky fingers" sono il manifesto del cd, dominato dal guitar-work dell'autore, uomo da riff fulminanti quanto axeman ficcante. Peccato però che la maggior parte dei brani sia una prevedibile fusion spigolosa, anche se la spinta melodica di "Fly" e il bluesaccio di "The beauty of simplicity" (titolo quanto mai azzeccato!) rendono molto bene. Interessante il raptus umoristico di "Run like a freak", l'episodio acustico di "The sleeping beauty" e il tourbillon finale di "Well this ain't Kansas", che arricchiscono l'album privandolo della sensazione di monotonia che grava su tanti lavori simili.

Un buon debutto per il chitarrista americano (ma nato in Svezia), che ricalca molto il modello Satriani/Vai/Morse/Bettencourt, ma che non nasconde bravura e freschezza.

http://www.johnhuldt.com

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3220)

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