mercoledì 2 giugno 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Third Eye Light', il nuovo album degli Eris Pluvia

Potere delle reunion! Dopo che quasi tutti i gruppi prog anni '70 si sono riformati, anche gli esponenti dell'ondata successiva si sono rimessi in moto. E' così anche per gli Eris Pluvia, una delle prime band del movimento new progressive italiano: proprio loro, i musicisti genovesi che nel 1991 con la Musea Records diedero vita a quel gioiellino che fu "Rings of earthly light". Un album rifinito e ricco, poetico e intenso, che ha indubbiamente contribuito alla ricostruzione di una dignità art-rock in Italia.

Anche se finita, l'esperienza EP ha avuto un suo seguito ed è stata attesa, anche grazie ai Narrow Pass di Mauro Montobbio (ex chitarrista della band), che in qualche modo hanno tenuto vivi quei suoni e quelle atmosfere. Della vecchia line-up restano Alessandro Cavatorti (chitarre), Marco Forella (basso) e Paolo Raciti (tastiere), che nel 2005 hanno ricominciato con la band, oggi rinnovata e arricchita da alcuni ospiti che conferiscono al gruppo quella caratura da piccola orchestra rock che è stato il suo marchio di fabbrica. Peccato che il nuovo disco "Third Eye Light" si presenti in modo così spartano: non è tanto l'assenza di informazioni, quanto l'atmosfera un po' dimessa che non aiuta a valorizzare per bene un lavoro che deve necessariamente scontare il confronto con il predecessore.

Il nuovo album è estremamente dignitoso, non del tutto affrancato dall'impianto new prog del passato ma credibile e ben suonato. La title-track parte in quarta con la classica aria da sogno floydiano, da "Rain street 19" fino al trionfo di "Fellow of trip" è tutto un rincorrersi di riferimenti romantici e sognanti, combinazioni di piano, flauti, voci maschili e femminili, con incisive fughe di chitarre e alti momenti d'insieme, sia elettrici che acustici. "The darkness gleams", "Fixed course" e "Shades" sono i momenti in cui la sintesi di influenze Genesis/Pink Floyd/Marillion (con un occhio a certe soluzioni alla Isildurs Bane) è più evidente.

C'è un filo rosso che lega i brani, e non è solo quello concettuale: il fil rouge è il brivido. Gli EP riescono a trasmettere quell'emozionalità che accomunava tutti i lavori del primo new prog italiano: frutto della sincerità, della passione, di un sogno che si stava avverando e che continua. Un ritorno gradito e sincero, con un suono gravido di passatismo ma proprio per questo avvincente.

http://www.erispluvia.com

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3196)

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