martedì 1 giugno 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'The Venetian Book Of The Dead', il nuovo album di Unfolk

Come legare esoterismo e protesta sociale. Ce l'avevano fatta - a loro modo, s'intende - i variopinti residenti di Haight-Ashbury dalle colonne del San Francisco Oracle, con le loro visioni di un Pentagono malefico da far levitare. Ci riesce Alessandro Monti nel suo nuovo progetto "The venetian book of the dead". Il libro veneziano dei morti è il secondo capitolo di un viaggio, che Unfolk compie tra musica sperimentale e mistero, tra buone vibrazioni e il risveglio di una coscienza sopita per troppo tempo.

Se quella coscienza con il primo Unfolk si rianimava dall'intorpidimento e acquisiva nuova luce grazie ad una sintesi "East-West", ad un collegamento tra rock, folk, psichedelia, minimalismo ed esotismo, il passaggio successivo ne sublima la miscela e la porta di fronte alla propria responsabilità. Perchè chi ha sensibilità e ha varcato la soglia percepisce in modo più lampante le contraddizioni e i misfatti dell'esistente. E' il caso di Porto Marghera e del Petrolchimico: anzi, "Petrolkimiko", per citare il lavoro di Bettin e le vergognose morti nelle fabbriche che producevano CVM/PVC, alle quali Monti dedica il disco. Dopo aver incontrato il musicista inglese Kevin Hewick, il veneziano ha elaborato il nuovo lavoro in coppia, aprendolo ad altri ospiti (Alex Masi, Gigi Masin, Adriano Clera etc.).

"Venetian book" va assorbito come un unico, intenso e inesorabile flusso sonoro, che abbraccia l'elettronica tedesca ("Tutte le cose lasciate in sospeso", il riferimento a Gottsching in "Black tar lagoon", l'estasi di "Destinazione astrale") e i raga post-moderni ("The cover up"), la ballata ipnotica e increspata di elettricità ("Radioactive man", "A limited edition of one") e una sorta di pop-rock esotico e maliardo ("Bedroom discoteque"). Alla dimensione "folk-oriented" dell'esordio, Unfolk risponde con un'esplorazione, attraversando un territorio in cui Fripp e Harrison, Roedelius e l'Incredible String Band vanno a braccetto, incontrando il laboratorio art-rock alla Centrozoon in "Someone is always screwing someone" e "Forgive".

Una viscerale denuncia civile, che passa attraverso la forma enigmatica di un melange musicale di alto profilo. Un'opera sui generis e affascinante, che merita estrema attenzione.

http://www.myspace.com/unfolk

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3193)

1 commento:

alessandro ha detto...

Proprio una bella sorpresa... questa nuova review mi fa molto piacere soprattutto perchè anticipa di poco la presentazione ufficiale del lavoro (25 giugno 2010 a Mestre) e del "Bookshop mini tour", una sorta di promozione alternativa nei megastores/librerie/biblio ecc.
Special thanks from the unfolk collective!

alessandro monti

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