martedì 22 giugno 2010

Chi va con lo Zoppo... non perde il TREVIGLIO BLUES FESTIVAL!

COMUNE di TREVIGLIO/Assessorato alla Cultura

Presenta

TREVIGLIO BLUES Festival 2010

IV edizione

TREVIGLIO(Bg)-Chiostro del Centro Civico Culturale

Via dei Facchetti

PROGRAMMA:

Venerdì 02 luglio

CHRIS JAGGER’s ATCHA ( Uk )

Zydeco, Cajun e Country incontrano i fondamentali R'n'B, Rock e World Music

Venerdì 09 luglio

SHAWN PITTMAN BAND (USA/I)

Da Austin il miglior giovane talento chitarristico del Blues

Sabato 17 luglio

ERIC BIBB (USA)

Il grande mito del blues

ORE 21,00 - INGRESSO LIBERO
(sino ad esaurimento posti)

Organizzato da:

COMUNE di TREVIGLIO(Bg)/Assessorato alla Cultura

Informazioni:

UFFICIO CULTURA del COMUNE di TREVIGLIO (Bg)

Tel. 0363 317506 502 – www.sbi.bassapianura.bg.itufficio.cult(Bg)ura@comune.treviglio.bg.it

GEOMUSIC srl

Tel. 035 732005 – www.geomusic.itinfo@geomusic.it

Direzione artistica e produzione esecutiva:

PRESENTAZIONE

E quattro! Un’altra edizione del TREVIGLIO BLUES FESTIVAL a seguito della fortunatissima e seguitissima precedente. Un altro viaggio con protagonisti americani e d’oltre Manica alla ricerca delle matrici piu’ sanguigne delle dodici battute. Tre soli appuntamenti diluiti a luglio per garantire la massima qualità artistica e differenziarsi dalle mille altre kermesse del genere ormai troppo compromesse per sopravvivere.

S’inizia con una band atipica, divisa tra blues, zydeco e dintorni, che fa capo ad un personaggio altisonante della scena inglese: CHRIS JAGGER. Il “fratellino” dell’inossidabile Mick dei Rolling Stones, mostra tutta la sua personalità alla guida di una band di grande prestigio. che rifiuta il piu’ facile dei confronti. Di seguito uno dei piu’ grandi giovani talenti della prolifica scena texana; da Austin SHAWN PITTMAN, leader indiscusso di una affiatatissima band italiana che lo affianca da alcuni anni. Blues sanguigno, come si usa da quelle parti. Ed infine il mito del Blues piu’ tradizionale, quello acustico e ricco di contaminazioni country e folk: ERIC BIBB. Egli è una leggenda del Blues e conferisce ancor maggior prestigio al programma del festival.

Da sottolineare la prima volta in bergamasca sia di Pittman che di Bibb.

Un cartellone di tutto rispetto, con le chiari intenzioni di evidenziare e testimoniare la vitalità di un genere che, grazie alle sue profonde radici, non ha mai smesso di affascinare musicisti e appassionati di ogni parte del mondo. Il Blues è infatti uno “stato dell’anima” comune agli spiriti più sensibili, da qualsiasi parte provengano e ovunque si trovino, meglio ancora se viaggiatori con la terra che scotta sotto i piedi.

Un’occasione dunque per conoscere da vicino i protagonisti di una musica che non smette di rinnovarsi traendo ispirazione dai momenti più profondi della vita, belli o brutti ma inevitabilmente carichi di un’umanità che qui traspare da ogni accordo.

Da non perdere!

BIOGRAFIE DEI PROTAGONISTI

CHRIS JAGGER’s ATCHA

La carriera di Chris, a differenza di quella del fratello Mick, si è sviluppata in vari campi dello spettro artistico, dal disegno di abiti al giornalismo. Fa parte del repertorio del Citizen’s Theatre di Glasgow (la sua prima commedia è stata messa in scena con un certo Pierce Brosnan…), la Playhouse di Nottingham e l’ICA di Londra, oltre ad apparizioni in TV e nel cinema. Ha scritto per diversi giornali, tra cui il Daily Telegraph, il Guardian, il Mail on Sunday e Rolling Stone. I suoi primi dischi sono usciti negli anni Settanta per la Asylum di David Geffen a Los Angeles, ed è stato in tour negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Ha rivitalizzato la propria scrittura di canzoni sul finire degli anni Ottanta, quando lavorava in Francia come compositore di testi per il produttore Franck Langolf (Vanessa Paradis) e ha aiutato il fratello Mick negli applauditi album “Dirty Work” e “Steel Wheels.”

Chris decide di concentrarsi su materiale proprio col CD ‘Atcha!’ del 1994, che aggiunge un tocco Cajun al proprio marchio compositivo. Il rinomato e rispettato critico musicale Tony Parsons ha paragonato sul Telegraph i suoi testi a quelli del famoso Sammy Cahn. Contributi di Dave Gilmour (Pink Floyd) e Dave Stewart (Eurythmics) in ‘Lhasa Town’, Leo Sayer e un tocco del fratello Mick in ‘Stand Up for The Foot’. Il disco sarà pubblicato più tardi negli Stati Uniti dalla Curb Records come ‘Rock the Zydeco’, promosso da Chris e co. nello show di Conan O’Brien per la NBC.

Si è anche occupato degli arrangiamenti delle musiche per il concerto di beneficenza “Bop for Bosnia” allo studio 1 della BBC con Dave Stewart e Dave Gilmour, cui faranno seguito due concerti per il Tibet a Battersea Park e Alexandria Park a Londra. Nel 1996, Chris registra un album acustico, ‘From Lhasa To Lewisham’ (con Ben Waters e Charlie Hart), cui fa seguito ‘Channel Fever’ con la Atcha ! Band. ‘Act of Faith’ registrato nel 2005 per l’etichetta tedesca SPV, porterà la sua musica a un pubblico più vasto in Europa, Australia, Giappone e Canada (al Montreal Jazz Festival del 2007).

Oltre a scrivere e suonare in Europa con la band, Chris ha recentemente lavorato a una serie in tre parti per la radio su Alexis Korner, pioniere del blues e conduttore di programmi. Ha ultimato le lavorazioni di un film sul blues per Sky Arts ad Austin, in Texas, cui hanno contribuito alcuni tra i più raffinati e rispettati musicisti blues come il pianista di Muddy Waters Pine Top Perkins, Hubert Sumlin che ha lavorato col cantante blues Howlin’ Wolf e il chitarrista Jimmy Vaughan. Lo vediamo con l’ultranovantenne Pinetop mentre visita, col fratello Mick e Chuck Leavell, il backstage di un concerto dei Rolling Stones ad Austin a parlare delle storie degli anni d’oro del blues di Chicago. Il film è il diretto risultato di un programma radiofonico cui Chris ha lavorato con altri, sempre a Austin: ‘The Blueseum Of Fine Art’.

Formazione:

CHRIS JAGGER – chitarra acustica, armonica e voce solista

Lasciate stare i paragoni di famiglia. Le sue capacità come cantante, frontman e compositore non lasciano spazio a dubbi di alcun tipo, e il 2009 l’ha trovato più occupato che mai. Chris lavora con la propria band 'Atcha!' e a volte con ridotte formazioni acustiche, se non è impegnato a coltivare il giardino o a scrivere canzoni.

CHARLIE HART – violino, fisarmonica, basso, voce

Ispirato da blues, jazz e musica africana, ha lavorato con Alexis Korner, Ian Dury, Ronnie Lane, Eric Clapton e Charlie Watts. Ha prodotto l’Orchestra Virunga e Diz and the Doormen, composto musica per il film animato Triangle ed è apparso nel film Stormy Monday. Oltre a lavorare con Chris e il suo gruppo, attualmente produce artisti roots e jazz nei suoi studi Equator di Londra.
JIM MORTIMORE – contrabbasso, chitarre acustiche ed elettriche, voce

Musicista e compositore, è anche DJ, tencico di sala e produttore. Ha collaborato con Herbie Flowers, Chip Taylor, PP Arnold, Geoff Muldaur, Arthur Brown, Big Sugar, Turning Green, Shona Foster, My Rocket 88. Ha co-prodotto, mixato e ha suonato chitarre acustiche ed elettriche in 'Act of Faith'. Compone musiche per il cinema e produzioni teatrali, tra cui recentemente il teatro lirico di Londra, ed è molto richiesto come contrabbassista e produttore.
MALCOLM MORTIMORE – batteria e percussioni

Ha lavorato con Gentle Giant, Ian Dury, Paul Butterfield, Arthur Brown, Flaco Jimenez, Barney Kessel, Charlie Byrd, Van Morrison e Neil Diamond. È con Chris da dieci anni e ha suonato batteria e percussioni nei suoi ultimi quattro album.

Discografia:

- You Know the Name but not the Face, 1973

- The Adventures of Valentine Vox, 1974

- Atcha!/Rock the Zydeco, 1994

- From Lhasa to Lewisham, 1996

- Channel fever, 2001

- Act of Faith, 2006

- The Ridge, 2009

SHAWN PITTMAN BAND

Cantante, autore e chitarrista, residente ad Austin, texas, Sshawn Pittman ha frequentato la scuola di chitarra blues di Albert King e Jimmie Vaughan. Nato e cresciuto in Oklahoma, dove le sue prime memori musicali risalgono all’ascolto della collezione di dischi del padre e del nonno, che includeva personaggi come Buddy Holly e Check Berry. Sua nonna era una pianista di bolgie-woogie e suo nonno suonava la chitarra country. I suoi primi eroi blues sono stati Jimmy Reed e Lightnin’ Hopkins. L’ascolto di entrambi questi artisti per la prima volta è stata una rivelazione per il giovane, impressiobaile Pittman.

E’ arrivato a Dallas nel 1992. Poco dopo si è tuffato nella scoppiettante scena blues della città, accostandosi e aiutando musicisti deò calibro di Jim Suhler, Anson Funderburgh, Hash Brown, Mike Morgan, Tutu Jones e altri. Avendo imparato da alcuni dei migliori musicisti della zona di Dallas e Fort Worth, Pittman è diventato un chitarrista multidimensionale che ancora oggi si diverte a suonare la chitarra ritmica come solista.

Pittman vanta tra le sue influenze miti come Lightnin’ Hopkins, Hound Dog Taylor, Mike Morgan e, naturalmente, Jimmie e Stevie Ray Vaughan, che sono emersi dalla scena dei club di Dallas prima che si spostassero ad Austin, uno per volta, alla fine dei Settanta.

Pittman ha registrato due dischi per l’etichetta ora scomparsa, Cannonball Records: “Burnin’ Up” nel 1997 e “Something’s Gotta Give”, nel 1998.

Dopo aver trascorso i successivi due anni a combattere i propri demoni personali e professionali, inclusa la prematura chiusura della Cannonball Records di Minneapolis, Pittman si è trasferito ad Austin e ha iniziato a farsi conoscere grazie anche al supporto di due bassisti, Tommy Shannon e Preston Hubbard, con i quali ha registrato “Full Circe”.

Otto lavori discografici all’attivo ad oggi, e tutti dimostrano un autore maturo che ha qualcosa da dire, che suona la sua chitarra con una profonda consapevolezza, oltre a mostrare una bella voce.

Shawn Pittman rappresenta la nuova generazione di quei principi eredi al trono di Stenie Ray Vaughan, non una mera copia, bensì il prolungamento di uno stile crudo, accattivante ed esplosivo.

Formazione:

SHAWN PITTMAN – chitarre e voce

MARTIN IOTTI – basso

EMANUELE ZAMPERINI - batteria

ERIC BIBB

Nasce a New York in una famiglia in cui la musica non mancava di certo. Suo padre, Leon Bibb, era infatti un cantante professionista che si esibiva nei teatri di musica facendosi un nome come parte della scena folk di New York negli anni Sessanta. Suo zio era il pianista jazz e compositore John Lewis, membro del Modern Jazz Quartet e famoso in tutto il mondo. Tra gli amici di famiglia Pete Seeger, Odetta e l’attore/cantante/attivista Paul Robeson, padrino dello stesso Eric.

A soli sette anni, Eric già riceve una steel guitar e cresce circondato da talentuosi artisti. Lui stesso ricorda una conversazione della sua infanzia con Bob Dylan che, a proposito del modo di suonare la chitarra, consiglia all’undicenne: “falla semplice, lascia stare tutta quella roba da fighetti".

Sin dalle elementari, Eric è consumato dalla musica. "Volevo marinare la scuola fingendo di essere malato, così quando tutti se ne fossero andati da casa mi sarei fiondato sui dischi facendo il DJ tutto il giorno con la mia scaletta personale, suonando Odetta, Joan Baez, i New Lost City Ramblers, Josh White".

A sedici anni, il padre lo invita a suonare la chitarra nel gruppo di famiglia per il suo spettacolo televisivo "Someone New". I primi ‘eroi’ della chitarra di Eric sono quelli del gruppo paterno, tra cui Bill Lee (padre del regista Spike) che apparirà anni dopo nel suo Me To You.

Nel 1969, Bibb suona la chitarra per la Negro Ensemble Company a St. Mark a New York e inizia a studiare psicologia e lingua russa alla Columbia University. "Ma dopo un po’ sembrava che il tutto non avesse alcun senso. Non capivo perché fossi in questa prestigiosa scuola della Ivy League con tutti questi ragazzi che non sapevano niente di quel che sapevo io."

A diciannove anni parte per Parigi, dove un incontro con il chitarrista Mickey Baker lo induce a concentrare i suoi interessi sulla chitarra blues.

Quando più tardi si sposterà in Svezia, Bibb troverà un ambiente creativo che lo riporterà al Greenwich Village dei tempi migliori del folk revival. Stabilitosi a Stoccolma, Bibb si immerge nel blues di prima della Guerra e continua a scrivere e a suonare. "Ho cominciato a incontrare e suonare coi musicisti locali, ma anche con tutti i nuovi nomi che arrivavano da ogni parte del mondo. C’era una promettente scena che potrei chiamare World Music, ma prima che diventasse un semplice concetto di mercato."

L’album Good Stuff esce nel 1997 per la Opus 3 e sull’etichetta americana Earthbeat! e lo porta a firmare per l’etichetta inglese Code Blue. L’unica uscita di Eric per la Code Blue sarà Me to You, cui partecipano alcuni dei suoi punti di riferimento come Pops e Mavis Staples, Taj Mahal (che ha anche lavorato con Bibb al disco per bambini Shakin' A Tailfeather). Il disco porterà a Bibb una reputazione internazionale e sarà seguito da tour nel Regno Unito, negli States, Canada, Francia, Svezia e Germania.

Sul finire degli anni Novanta Eric, unitamente al suo manager Alan Robinson, costituisce in Inghilterra la Manhaton Records. Per questa etichetta escono gli album Home to Me (1999), Roadworks (2000) e Painting Signs (2001), mentre Just Like Love viene pubblicato dalla Opus 3.

A Family Affair è il primo lavoro che vede insieme padre e figlio: Leon & Eric Bibb. E’ poi la volta di Natural Light, seguito da Friends - 15 tracce con Eric che duetta con amici e musicisti incontrati nei suoi viaggi, come Taj Mahal, Odetta, Charlie Musselwhite, Guy Davis, Mamadou Diabate e Djelimady Toukara.

Eric è apparso in molti show televisivi e radiofonici tra cui Later con Jools Holland e The Late Late Show. Con la sua band si è esibito nei più importanti festival mondiali, tra cui Glastonbury (due volte) e il Cambridge Folk Festival nel Regno Unito. E’ stato con Robert Cray in due tour americani nel 2001 e nel 2002 e ha aperto per Ray Charles nell’estate del 2002.

Il talento di Eric sia in campo compositivo che esecutivo è stato riconosciuto da una Grammy Nomination (per Shakin' a Tailfeather) e da quattro W.C.Handy nominations (per gli album Spirit and the Blues, Home To Me e A Ship Called Love; per 'Kokomo' come miglior canzone blues acustica e come miglior artista blues acustico dell’anno). Le sua canzoni sono apparse in programmi televisivi come quelli della 'Eastenders' e ‘Casualty’, e ‘The District’ negli USA. La sua versione di I Heard the Angels Singin' è entrata nella colonna sonora del film The Burial Society ed Eric ha partecipato al disco due volte di platino di Jools Holland Small World, Big Band, cantando All That You Are da lui composta.

Nel 2005 esce A Ship Called Love e continuano i tour, tra cui uno negli Stati Uniti con John Mayall & The Bluesbreakers e Robben Ford. A Ship Called Love ha ricevuto la nomination come album dell’anno per il 2008 dai Blues Music Awards.

Nel 2007 esce Diamond Days e, come dice lo stesso Bibb: “La canzone che gli dà il titolo, e l’album in generale, parlano sostanzialmente di come alcune giornate possano offrire diamanti e altre giusto qualche monetina. Certi giorni tutto sembra essere ricomporsi, e allora capisci veramente il perché di tutto l’affannarsi nelle durezze della vita per tutti questi anni. In altri invece sembra che sia venuto il tempo di pagare i tuoi debiti.”

Del resto, Eric Bibb si è dimostrato abile, in quasi quarant’anni di attività, non solo a catturare quei singoli istanti in cui il quotidiano e lo spirituale si ritrovano, ma anche a trarre perle di verità e saggezza da qualsiasi situazione. e Diamond Days è ricolmo di queste gemme.

Nel 2008 viene pubblicato Get On Board: registrato a Nashville, nel Tennessee (la post-produzione verrà poi effettuata in Svezia, a Stoccolma) tra la primavera e l’estate del 2007, il disco è “senza dubbio tra i progetti più entusiasmanti della mia carriera” dice Bibb. “È un’ulteriore esplorazione del luogo in cui il blues incontra il gospel e il soul.” Ospiti Bonnie Raitt e Ruthie Foster, alle session di Nashville partecipano il tastierista e produttore Glen Scott, il chitarrista e bassista Tommy Sims e il batterista Lemar Carter.
“Quello che cerco di comunicare con questo disco è un messaggio diretto, molto semplice” afferma lo stesso Bibb. “Voglio che la gente salga a bordo con me, non solo in quanto artista, ma considerando lo spirito che guida l’album che è poi uno spirito di unità. Viviamo in un tempo in cui abbiamo realmente bisogno di calarci almeno per un attimo nei panni degli altri. Dobbiamo smetterla di guardare a noi stessi e agli altri come noi e loro, e cominciare a essere più comprensivi. Abbiamo bisogno di approcciare le situazioni da una prospettiva per cui ci si ritrovi a essere più simili piuttosto che diversi.”

L’album più recente, Booker's Guitar, uscito nel 2010 per la Telarc , prende spunto dal ritrovamento di una chitarra Resophonic National steel-body degli anni Trenta che era appartenuta alla leggenda del blues del Delta Booker White - un vecchio cugino di B.B. King. E la canzone che gli dà il titolo, in parte parlata e in parte cantata, è stata registrata in Inghilterra da Bibb proprio con la chitarra di White. Le altre tracce, per quanto incise nel campagnolo Ohio con le chitarre dello stesso Eric, sembrano sortire dalla stessa fonte.

Una volta scritta questa canzone, volevo documentare la mia connessione con la tradizione bluesdel Delta,” dice Bibb. “Volevo davvero mettermi nella posizione dei miei eroi, ma in un contesto contemporaneo, e creare canzoni che avrebbero potuto far parte del loro repertorio e derivare dalle loro stesse esperienze.”

Una performance di Eric Bibb è sempre un’esperienza che arricchisce, sia dal punto di vista musicale che da quello spirituale. Offrendo un folk blues infuso con abile destrezza e realizzato con grazia, Eric non ha problemi nel mettere insieme uno stile tradizionale americano “rootsy” con una sottile sensibilità contemporanea. Come ha ben scritto un critico: “Il canto di Eric e la versatilità della sua chitarra fondono una tale varietà di generi da farne un nuovo blues mondiale”. E un altro: “Eric ha una grande voce, è un performer eccellente e ha una notevole conoscenza delle radici della sua musica”.

Discografia:

Eric Bibb & Bert Deivert: April Fools, 1979

Eric Bibb & Bert Deivert: River Road, 1980

Eric Bibb & Friends: Songs For Peace, 1982

Bert Deivert & Eric Bibb: Hello Stranger, 1983

A Collection Of Cyndee Peters and Eric Bibb, 1993

Eric Bibb and Needed Time: Spirit & The Blues, 1994

Eric Bibb and Needed Time: Good Stuff, 1997

Me To You, 1997

Good Stuff, 1998

Spirit and the Blues, 1999

Home To Me, 1999

Roadworks, 2000

Just Like Love, 2000

Painting Signs, 2001

Hope In A Hopeless World, 2001

Leon & Eric Bibb: A Family Affair, 2002

Natural Light, 2003

Friends, 2004

A Family Affair, 2004

Eric Bibb, Rory Block, Maria Muldaur: Sisters & Brothers, 2004

A Ship Called Love, 2005

Leon & Eric Bibb: Praising Peace - A Tribute To Paul Robeson, 2006

A retrospective, 2006

Diamond Days, 2007

Evening with Eric Bibb, 2007

Get Onboard, 2008

Live at FIP, 2008

Booker’s Guitar, 2010

Nessun commento:

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...