lunedì 20 settembre 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Artificial Joy', il nuovo cd dei Taylor's Universe

Prosegue senza sosta il vasto, magnifico e inarrestabile esperimento sonoro di Robin Taylor. Il compositore danese va avanti con coraggio e tenacia, senza fermare il suo sbalorditivo laboratorio sonoro che, da solista, con gli Universe e i Free Universe, è da considerare alla stregua di un unico, grande e polimorfico album. Il principio è il medesimo di Franz Zappa: la "continuità concettuale" che rende i suoi dischi diversi eppure uguali, lontani nei risultati finali ma accomunati dalla stessa ispirazione, sempre anticonformista e non convenzionale.

Dove avevamo lasciato Robin? A "Return to whatever", in ordine di tempo l'ultima pubblicazione, ennesimo frutto - maturo e gustoso - del progetto Taylor's Universe. Dallo stesso blocco di idee e composizioni emerge anche il nuovissimo lavoro "Artificial Joy", registrato nell'ottobre del 2009 con una formazione parzialmente diversa. Taylor guida una banda cameontica (assente il violinista Pierre Tassone) di cui fanno parte Carsten Sindvald (fiati), Michael Denner (chitarra), Flemming Muus Tranberg (basso), Klaus Thrane (batteria) e le new entry Jakob Mygind (fiati) e Finn Olafsson (chitarre).

Prosegue anche la sperimentazione più recente di Taylor, ovvero l'utilizzo del modulo art-rock/rock sinfonico anni '70 in chiave decisamente moderna e fresca, con l'innesto di dinamiche, inserti, deviazioni e soluzioni tipicamente rock-jazz. "Work" (dal clima enigmatico molto crimsoniano), "Telephon" e la title-track possono essere dei perfetti manifesti dell'arte tayloriana del 2009/2010, con una felice espressività fiatistica. L'elemento più piacevole, riuscito e accattivante del sound Universe è nell'ottimo equilibrio tra insieme e singoli, tra collettivo e spazi solisti: "Atmosfear" è forse il brano che esprime meglio questo spirito, con un feeling più spensierato e positivo di quello minaccioso, ma formidabile per intensità e originalità, di "Laughter" e "Fame".

Ciò che differenzia Robin Taylor e il suo Universe dai colleghi coevi è la progettualità: il compositore danese lavora per "issues" ed è per questo che i suoi dischi, oltre che piacevoli e intriganti, hanno senso e profondità.

http://www.progressor.net/robin-taylor

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3278)

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