martedì 28 settembre 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'La Locanda del Vento', il nuovo cd dei Lingalad!

Li attendevamo da tempo. Era il 2006, era da poco uscito lo strumentale "Il canto degli alberi" - risalente però al 2003 - e qualche tempo prima l'ultima raccolta di inediti "Lo spirito delle foglie". I Lingalad avevano idealmente terminato un ciclo importante con la pubblicazione di un libro biografico curato da chi scrive, che ha avuto l'onore di poter carpire i segreti della band orobica, di seguirne la storia e l'evoluzione. Questa evoluzione trova un nuovo passaggio - punto d'arrivo ma al tempo stesso di ripartenza - nel nuovo album "La Locanda del Vento": un disco che spiazzerà i vecchi fans senza farli smarrire, nè catturerà di nuovi senza snaturare la tipica ricetta Lingalad.

Il primo dato nuovo che balza agli occhi di chi conosce la vicenda di Giuseppe Festa e soci è l'etichetta: dopo anni di autoproduzione - che hanno reso i Lingalad una delle vere "indie band" italiane - il gruppo approda alla Lizard. Evento significativo, anche perchè il patron Loris Furlan non è solo un appassionato sostenitore della band, ma anche un attento promotore di scelte musicali autentiche e oneste. I Lingalad non potevano trovare collocazione migliore, tanto da chiamare il nuovo disco con il nome della collana: "La Locanda del Vento". Un titolo quanto mai emblematico, visto che proprio qui si concentra il nucleo di novità musicali e tematiche. "La Locanda del Vento è un luogo dove puoi udire storie", affermano i Lingalad, e anche nel quinto lavoro confermano il loro spirito di cantastorie moderni e al tempo stesso fuori dal tempo e dalla storia. Se in passato la loro narrazione aveva spaziato nel microcosmo tolkieniano, già con "Lo spirito delle foglie" si avvertiva la prima, grande mutazione, il passaggio a quella "filosofia della natura" così gravida di simboli e allegorie faunesche.

Ora i Lingalad fanno un passo ulteriore, raccogliendo "semi di memoria" e raccontando vicende umane: malinconiche e gioiose, enigmatiche e dolorose, sempre legate da un filo rosso che è anche la sintesi massima della loro proposta, ovvero il rapporto tra uomo e Natura. Muta anche la cifra stilistica dei Lingalad, che confezionano ben 15 brani legati da un comune sentire folk-rock, e per la prima volta - insieme al disco strumentale - i Lingalad non sono "Giuseppe Festa e i suoi musicisti" ma un gruppo. Solido, affiatato, ispirato, proprio come accade nei concerti. Lo dimostra il ruolo più incisivo di Giorgio Parato, che mai come questa volta dimostra di non essere un semplice percussionista ma un musicista e autore a tutto tondo.

Scorrono dunque nei racconti della Locanda nuove storie e nuovi classici dei Lingalad: temi celtici e neofolk in "Il profumo del tempo", "Le pietre di Erice", il classico incanto acustico della band con "Gli occhi di Greta" e "Alice", con nuovi e compiuti impasti strumentali. Le clamorose novità risiedono nello struggente duetto con Davide Camerin di "Toni il matto", uno dei più bei brani firmati da Festa, nell'ammaliante e anomalo pop-folk di "Il colpo e la cura", "Aria oltre le stelle" e "Il mio nome" (delicata la versione strumentale per piano e flauto), nel rock acustico di "Nella pioggia", nell'elegia campestre di"Dono di maggio", firmata Morlotti-Ardizzone. Il grande Gianni Musy e Davide Perino prestano la loro voce a "I boschi della Luna", del primo è il testo di "Madre mia".

Nonostante alcune lungaggini e la debolezza di qualche brano, "La Locanda del Vento" è il riuscito manifesto dei nuovi Lingalad: intensi, maturi, suggestivi e fascinosi come sempre.

http://www.lingalad.com

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3284)

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