giovedì 2 settembre 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'No Man's Land', il cd di Victor Peraino's Kingdom Come

E' il 1970, anno cardine per lo sviluppo del rock progressivo dopo il boom del 1969, anno in cui uno dei gruppi pionieri, i Crazy World of Arthur Brown, pone fine alla propria storia. Carl Palmer e Vincent Crane sono negli Atomic Rooster, Sean Nicholas nei Khan, Arthur Brown fonda i Kingdom Come. Nella band c'è un valente tastierista americano di nome Victor Peraino: è un ex batterista, ma una sequenza di visioni dovute alla massiccia assunzione di LSD cambia le prospettive del musicista, che sceglie una nuova via, quella di manipolazione del suono.

Non è un caso che nei KC la presenza di sintetizzatori, VCS3 e la prima drum machine (chiamata "Ace Bentley"...) sia dovuta proprio al ruolo di Peraino. Dopo l'ultimo lp "Journey" del 1973, il progetto si scioglie e Victor prosegue per suo conto, trattenendo però il nome KC. Tornato in USA, Victor - originario di Detroit e attivo nel giro della Motor City con John Sinclair, leader delle White Panther - pubblica in tiratura ultralimitata (solo 100 copie) il suo album "No man's land". E' un disco del 1975 passato praticamente inosservato, tornato oggi su cd grazie alla Black Widow: è l'occasione per riascoltare Peraino all'opera con la sua band, in un lp di 8 pezzi di art-rock eclettico e visionario, incentrato ovviamente sulle tastiere, sia il mellotron che avvolge l'intero sound del gruppo, sia i synths in puro stile space rock.

"Demon of love" risente molto di certo glam e hard di metà decennio (gli ultimi Deep Purple ad esempio, Bowie), la poderosa "Empires of steel" fonde Uriah Heep e Jethro Tull e si stacca dal resto del lavoro, più legato a certo rock decadente. "Sun sets sail" e "Tru" mostrano un sagace uso del mellotron, "Garden of death" è in linea con la miscela psycho-prog di Brown e soci.

Come tanti artisti della sua generazione, Peraino rimase dapprima travolto dal punk e dalla new wave, ma poi guardò con curiosità a quel movimento, adeguandosi e usando proprio i suoi strumenti con un nuovo linguaggio. E' con interesse che ascoltiamo anche l'EP pubblicato nel 1981 con il titolo "We're next": quattro pezzi (compresa una travolgente cover di "Fire") in bilico tra funk, pop-rock, elettronica e stranezze alla Devo e Defunkt, con un sound per certi versi corrispondente a quanto all'epoca faceva il nostro LeoNero.

Un artista da scoprire e riscoprire, per comprendere meglio i rapporti tra prog e psichedelia e alcuni passaggi nell'epoca della decadenza del classic rock.

http://www.myspace.com/victorperainokingdomcome

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3262)

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