mercoledì 27 ottobre 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'I See You', il nuovo album dei Central Unit

Quel poliziotto che si addentra nella foresta alla ricerca di qualcosa è una valida metafora del lavoro dei Central Unit. La ricerca di una via nuova all'art-rock nazionale, da parte di un gruppo proveniente dal panorama post-new wave anni '80, oggi attivo e paradossalmente oggetto di particolari curiosità proprio in ambiente progressive. Il precedente "Internal cut" aveva riattivato i circuiti della memoria, la partecipazione al Santana-tribute di casa Mellow ha ulteriormente sollecitato l'interesse intorno alla band, il nuovo lavoro è una definitiva manifestazione di esistenza.

Dalla Bologna degli anni '80, da uno dei centri nevralgici del nuovo rock tricolore, i Central Unit si sono mossi irradiando sonorità borderline, un rock di frontiera immerso in tessiture elettroniche, pulsioni jazz, sconfinamenti colti e ricercati, proprio sulla scia di quegli amati Tuxedomoon che furono la scintilla scatenante l'avventura. "I see you" afferma di nuovo questa intenzione compositiva, con la band immutata nella line-up e vogliosa di consegnare all'ascoltatore un prodotto che abbia senso, ragion d'essere, validità. Ipotizzate un melting pot (anzi un "salad bowl", visto che gli elementi restano abbastanza distinti) contenente i Radiohead di "Kid A" e i Japan, l'elettronica tedesca e i King Crimson dei primi anni '80, un'ipotesi di rock-jazz che parte dai Soft Machine fino a Truffaz e Molvaer, comune alla Fonderia.

Queste le coordinate stilistiche di un gruppo che si è mosso sempre sotto traccia e defilato, e forse per questo è così affascinante. L'attacco di "Maintenumb" potrebbe spiazzare l'ascoltatore come - mutatis mutandis - accadde anni fa con il Bowie jungle di "Earthling", ma già al secondo ascolto si intuisce quanto il beat elettronico sia parte integrante del progetto. In generale l'album sembra uscire dal catalogo Materiali Sonori e una linea di continuità unisce i brani: benchè diversi, "Wooden bread", la melodia trascinante di "Hear your shadow", "Feldpato" e la spedita prog-fusion di "Bailamme" mostrano un'ispirazione comune. Degni di menzione "Bankful of money", "Perno moncone" e "Too late", ottimo manifesto di arrangiamenti gustosi, impasti strumentali godibili e fusione di diverse aree espressive.

Qualcuno li ha definiti "i Porcupine Tree italiani": c'è molto di più, o perlomeno di diverso. Ed è proprio questo che i Central Unit offrono. Bentornati.

http://www.centralunit.com

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3309)

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