mercoledì 20 ottobre 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Il Tempio delle Clessidre', l'omonimo album del Tempio delle Clessidre

Guardando con attenzione al prog italiano storico, in particolare quello espresso dai nomi "minori" (dai Maxophone al Paese dei Balocchi, dai Celeste agli Alphataurus), alcuni temi come il tempo, la ciclicità, la sacralità, sono ricorrenti. Al centro c'è l'uomo con le sue paure, le sue ambizioni, le sue responsabilità e il suo volo magico verso l'infinito. A queste tematiche e alle atmosfere intramontabili dei tempi che furono si rifà il Tempio delle Clessidre, la nuova formazione attesa al varco anche perchè annovera una gloria del prog classico: Lupo Galifi del Museo Rosenbach, non special guest ma a tutti gli effetti parte integrante del combo.

La band genovese ha una scrittura assai intrigante, opera prevalentemente del bassista Fabio Gremo e della tastierista Elisa Montaldo: un progressive denso di omaggi al passato senza il citazionismo ingombrante o, peggio ancora, la clonazione incontrollata. La presenza di Lupo riporta inesorabilmente alle costruzioni esoteriche di "Zarahustra", ma il gruppo è giovane e le composizioni calate in un contesto più fresco. La Black Widow è la dimensione ideale per il Tempio, che preferisce evitare le lungaggini della suite e concentrarsi su brani di durata breve o media per un rock sinfonico - 'pastoso' e molto 'keyboard-oriented' - che abbraccia Balletto di Bronzo e Segno del Comando, Metamorfosi e Maschera di Cera.

Esempi perfetti di questo art-rock dinamico, spigoloso e umbratile sono "Insolita parte di me", la strumentale "Danza esoterica di Datura", la tenebrosa "Faldistorum" (Max Manfredi special guest). L'effetto "Nostalgia/Museo" è sempre in agguato e talvolta emerge più nitido ma il gioco di rimandi e alternanze tra tastiere vintage e spinte hard (tenute a bada) risulta piacevole. Pur avendo testi lunghi e ampi spazi vocali, i brani si addentrano in cambi di temi e climi: proprio qui c'è il punto debole dell'operazione, priva di slanci melodici incisivi e memorabili, fatta eccezione per alcuni momenti di "Le due metà di una notte" e "La stanza nascosta".

L'album propone all'attenzione dell'audience prog italiano un'eroina dei tasti d'avorio: la Montaldo, presente, preparata ed efficace, con highlights nella superba "Il cerchio sottile". Sonorità e soluzioni convincenti, qualche ingenuità e difetto d'impostazione, un bell'album di debutto per una promettente prog band italiana.

http://www.myspace.com/iltempiodelleclessidre

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3300)

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