martedì 5 ottobre 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Passage to Agadir', il nuovo album di Jack Jeffery

Fa tutto da solo come Mike Oldfield, dichiara esplicitamente di essere in debito con Moody Blues, Alan Parsons e Pink Floyd, si rifà allo spirito dell'epoca psichedelica. Non tanto per i riferimenti ai Velvet Underground o ai Beatles di "Revolver", quanto all'atmosfera, alla direzione, allo spirito che è quello del viaggio, del disco concepito come esperienza. Stiamo parlando di Jack Jeffery, compositore e polistrumentista americano che debutta con "Passage to Agadir".

E' un disco che però si presenta in modo mediocre e decolla con lentezza, tra le note squadrate e decisamente watersiane di "Whiskey burns" e "You've lost tomorrow". Come accade in ogni opera di debutto, l'artista tira fuori tutto ciò che ha, senza operare alcun tipo di scrematura e selezione. Raramente, quando la proposta è di grande qualità e deriva magari da anni di esperienza (anche dal vivo), tale difetto può rivelarsi pregevole: nel caso di Jeffery non è così, e persino strumentali di raccordo che potrebbero alleggerire l'album - vedi la title-track - risultano indigeribili.

Pochi momenti si salvano dalla mediocrità: il raptus cosmico di "Interstellar echoes on the dark side" e "Parsonian segue" (evidente omaggio ai propri miti già dal titolo...), la ballata misteriosa di "Misty morning" oppure "Where's the ambient Jam?", imprevedibilmente vivace come il blues di "Acoustic Mojo". Il resto però non convince nè emerge per l'assenza di una valida ispirazione. Attendiamo un secondo album, con la speranza di trovare un compositore meno prevedibile e, perchè no, meno solitario.

http://www.myspace.com/jackjeffery

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3287)

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