giovedì 18 novembre 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'All I Am If Of My Own Making', il nuovo disco dei Mogador

Se il disco d'esordio è qualcosa di "vulcanico", un modo per tirare fuori di tutto e di più, è dal secondo album che cominciano ad intravedersi elementi significativi: la direzione, la personalità, l'inclinazione al cambiamento o alla conservazione, la capacità di correggere i difetti e valorizzare i pregi. Il secondo cd dei Mogador contiene tutto ciò: dopo un debutto dichiaratamente - e orgogliosamente - new prog, con tutto il carico di stereotipi e di prevedibilità che tale adesione comporta, la formazione comasca ribadisce la propria formula, offrendo però una versione più originale e frizzante.

In primis, i Mogador hanno affrontato un concept. "All I am is of my own making" è ispirato ad una vicenda realmente accaduta: New York, un grattacielo, un uomo resta chiuso in un ascensore, intrappolato in pochi centimetri per diversi giorni. Quali saranno state le reazioni? Che capacità di adattamento avrà sviluppato il malcapitato? I Mogador avanzano le loro ipotesi e propongono un art-rock aderente alla vicenda narrata: proprio grazie allo spunto concettuale, il disco ha una marcia in più rispetto al predecessore. Il punto di forza è la varietà delle atmosfere, la fluidità del sound, il dinamismo assai riuscito che il trio mette in campo.

Per intenderci, se in precedenza il riferimento più marcato potevano essere i Marillion o i Glass Hammer, stavolta i Mogador virano in una dimensione più eclettica e poliedrica alla Echolyn, realizzando un susseguirsi di atmosfere nervose, claustrofobiche, ricche di eccitazione e cambi di tema e tempo. L'apertura di "Unexpectedly, friday" e "Panic" trasmettono perfettamente il senso di angoscia, che va pian piano scemando di fronte all'accettazione del protagonista (vedi la ballata "So cold" e il liberatorio finale della title-track): così il chitarrismo, presente, graffiante e incisivo, vede accostarsi progressivamente altre scelte strumentali (tastiere e fiati).

I Mogador brillano per la fresca capacità descrittiva: palpitazioni, ansia, paura, senso di smarrimento, tutto entra in questo flash-rock così vivace, delicato e rifinito all'occorrenza, come "Sweet liberty" o la serenità genesisiana di "Homely smells again". Un bel secondo disco: ispirato, sempre incalzante e privo di momenti di noia, con qualche residuo di ingenuità ma realizzato molto bene.

http://www.myspace.com/mogador

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3329)

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