sabato 20 novembre 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Honey Drops', il nuovo disco dei London Underground

Dopo un effervescente esordio per Record Heaven nel 2000 e un bis con la Musea nel 2003, a sette anni di distanza tornano i London Underground, la frizzante formazione toscana guidata dall'ex Standarte Gianluca Gerlini. Rispetto alla gloriosa band madre, i LU approfondiscono quell'incontro tuttora ineguagliato tra rock-jazz, funk, soul, post-beat e psichedelia che ebbe in Brian Auger il principale esponente alla fine degli anni '60.

Per questo terzo album il gruppo, ridotto a trio con l'aggiunta di alcuni ospiti, ha scelto di utilizzare alcuni brani celebri riarrangiati in chiave acid-jazz con agganci progressive: una scelta discutibile vista la forte personalità della band, ma proprio questa consente ai LU di uscire indenni dall'esperimento e di mostrare ancora una volta il sapore tutto vintage della propria formula. Dalle prime battute della browniana "Fanfare" il trionfo dell'hammond chiarisce immediatamente il clima esuberante nel quale viene catapultato l'ascoltatore, simile a quello del Link Quartet e di tanti progetti di Paolo "Apollo" Negri.

La selezione di cover è intrigante poichè accanto a classici senza tempo come "Norvegian Wood" e "Ellis Island" ritroviamo sensazionali rivisitazioni soul jazz come "Jive samba" di Cannoball Adderley e uno splendido susseguirsi di soli in "Faster and faster" di Henri Garella. Destinata ai cultori prog l'accoppiata "Dharma fo one" dei Tull e "Queen St. Gang" direttamente dagli Arzachel di Hillage & Stewart. L'esperimento cover serve in primis a testare la nuova formazione dei LU, che esce bene dalla prova e, speriamo, pronta ad affrontare anche un proprio repertorio. I tre inediti presenti confermano la tenuta del gruppo ma anche la verve di un tastierista inarrestabile come Gerlini: "Honey drops" ad esempio coniuga l'andatura più scalpitante del jazz-funk con ottime iniezioni di rock sinfonico vecchio stampo, con la partecipazione del compianto Sergio Taglioni al mellotron.

Un bel disco: grintoso, incisivo, suonato alla grande e piacevolmente demodè. Da gustare nell'attesa di una raccolta di inediti che valorizzi ancora di più questa formazione.

http://www.londonundergroundband.com

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3333)

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