sabato 18 dicembre 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Diario d'un uomo qualunque', il nuovo disco dei Red Onions

"De Andrè il progressivo". Si chiamava così quello splendido saggio di Franco Fabbri sui rapporti tra il decano della canzone d'autore nostrana e il rock progressivo made in Italy. Una relazione che il musicologo osservava da un "frame" preciso: quello delle dinamiche, degli "usi" e dei "costumi" dell'art-rock d'oltremanica arrivato da noi nei primissimi anni '70, che si concentrava nell'uso di Faber del concept-album. Ancora oggi il disco concettuale può essere un perfetto punto di incontro tra le istanze prog-rock moderne e l'esigenza di non abdicare all'uso della parola, di non affrancarsi dalle possibilità offerte dal testo.

Ne sanno qualcosa i Red Onions, formazione calabrese operante a Perugia, il cui disco d'esordio "Diario d'un uomo qualunque" si colloca in un'intercapedine tra prog e canzone, in un'area poco battuta ma assai stimolante tra rock d'arte - con tutto ciò che ne consegue in termini di scorribande strumentali, connotazioni ritmiche inusuali e atmosfere cangianti - e canzone, che porta in dote l'obbligo di seguire un concetto e svilupparlo con la giusta efficacia espressiva. Questo complesso progetto prende la forma di un diario: la narrazione ha come protagonista il fantomatico Sig. Beta e si sviluppa seguendo un modello di art-rock chitarristico - senza tastiere - in equilibrio tra hard e psichedelia, con frequenti cambi di tempo, tema e direzione.

"Numinosa diagnosi" e "Epitaffio per la prima morte di un sogno", nell'alternanza di irruenza elettrica e ballata, ricorda oscure entità dei nostri anni '70 come Teoremi, Rovescio della Medaglia e Raccomandata con Ricevuta di Ritorno, mentre i riferimenti inglesi potrebbero essere King Crimson e Led Zeppelin, con qualche spunto floydiano. "Night time blues" rievoca un mood scuro e focoso, che si fa più enigmatico in "Paesaggio notturno"; di buona pasta riff e assoli (eccellente "Occhio del giorno"), ben sostenuti dalla sezione ritmica, elemento vincente del quartetto. Bella la scelta di alternare le voci per dare maggior varietà, così come la decisione di preservare il sapore corposo del live: un pregio, ma al tempo stesso un difetto, in particolare per il canto che risulta a volte impreciso (vedi "Ricordo di bimba").

Un debutto di notevole interesse per un gruppo che ha qualcosa da dire, ma anche da correggere e rifinire.

http://www.redonions.it

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3349)

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