sabato 18 dicembre 2010

Chi va con lo Zoppo... legge 'The Prog Side Of The Moon', il libro di Cesare Rizzi

THE PROG SIDE OF THE MOON

Suoni e leggende del rock europeo anni '70

Cesare Rizzi
(Giunti, 2010)



Non è per niente semplice scrivere un testo sul rock progressivo. Ne sa qualcosa Cesare Rizzi, che nel corso degli anni è andato avanti a suon di ristampe e nuove edizioni del suo originario manualetto Progressive, edito da Giunti nel 1999. Se quella guida ebbe una funzione importante nel compilare il meglio del prog europeo in un periodo di ricostruzione critica, l'edizione successiva, ampliata e arricchita anche graficamente, ovvero Progressive e Underground, ha allargato il campo di analisi. Per underground Rizzi intende le formazioni indipendenti inglesi come Edgar Broughton Band, Deviants e Pink Fairies le quali, anche a cercare con il lanternino, prog-rock lo hanno mai suonato. Hanno tuttavia fatto parte di un ampio movimento di "opinione artistica" che ha svecchiato il rock precedente e ha rinnovato completamente l'agire musicale dell'epoca.

Dal prog e dall'underground riparte Rizzi con il suo nuovo The Prog Side Of The Moon: un'edizione riveduta e corretta del precedente Progressive, con alcune novità ma anche varie lacune. La prima grande novità del nuovo testo è il contenuto geografico: oggetto del racconto sono esclusivamente i gruppi inglesi e tedeschi, rimandando dunque gli italiani - prima presenti - in una pubblicazione a parte. All'interno di questa scelta di campo, Rizzi distingue alcune categorie: tra i "venerati maestri e apprendisti stregoni" c'è il grosso dell'opera, da ELP a Hawkwind, da Genesis a Strawbs passando per Third Ear Band, Traffic, Pink Floyd e Yes, dunque l'intero arco costituzionale dell'art-rock britannico. Commento a parte per la "(non) scuola di Canterbury", che racchiude i principali esponenti del fenomeno, con una saggia analisi del mondo Soft Machine e della "gnomofonia" dei Gong ma anche l'estensione a figure di confine come David Bedford e Mike Oldfield.

Con la sezione "Il rock sperimentale tedesco" - da Agitation Free a Xhol - pur non aggiungendo nulla agli scritti di Dag Erik Asbjorsen e Julian Cope, si percepisce un approccio chiaro: accanto agli inglesi, i tedeschi hanno rappresentato il meglio del rock europeo anni '70, con l'eccezione dei Magma, che come di consueto sono trattati come unicum. Altra grande e intrigante novità è una corposa sezione dedicata alle etichette progressive: Harvest, Vertigo, Deram, Dawn, fino alle minori Dandelion e Middle Earth, un nucleo di case discografiche che hanno alimentato la prolificità del movimento e che, per Rizzi, sono anche l'occasione per citare nomi come Fairport Convention, Free, Titus Groan e Deep Purple.

I difetti consistono principalmente in una certa genericità e prevedibilità dei giudizi: penso ai Can, che con una discografia così interessante anche fino agli ultimi dischi, vengono trattati come al solito fino a Soon Over Babaluma, e il discorso potrebbe valere anche per Jethro Tull, Renaissance o Gentle Giant. Più in generale, ma questo è un problema che accomuna la quasi totalità dei commentatori prog italiani e stranieri, manca una visione d'insieme globale, preferita ad una più schematica - e semplice, pour cause - compilazione di nomi dalla A alla Z. Come di consueto, manca la bibliografia: evidentemente l'autore non ha la percezione della scientificità del proprio lavoro, che nonostante i limiti resta più che consigliabile ai neofiti.

http://www.giunti.it

D.Z.

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