sabato 15 gennaio 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'The book of Bilbo and Gandalf', il nuovo disco di Marco Lo Muscio

Era il lontano 1996, i tempi d'oro del new progressive che infiammava l'Europa, quando un giovane compositore e tastierista svedese metteva in scena il suo amore per Tolkien e "Il signore degli anelli": era Par Lindh con "Bilbo" (pubblicato con Bjorn Johansson), così intitolato in omaggio all'anziano hobbit Baggins. A distanza di un ventennio, Marco Lo Muscio - noto cultore tolkieniano, oltre che prolifico autore - torna a quella ipotesi di rivisitazione fantasy in chiave progressive: lo fa coinvolgendo il collega svedese ma anche due colossi inglesi, Steve e John Hackett. Dà così alla luce "The book of Bilbo and Gandalf".

Un lavoro ambizioso, che raccoglie brani risalenti a periodi differenti ma anche figli di ispirazioni, stili e sensibilità diverse. Un disco che si abbevera alla prima, storica fonte del prog: quella che ha fuso rock e musica classica, dai Nice alle nostre Orme. E i curricula dei quattro sono a loro volta una combinazione di vicende strettamente legate al prog: se Steve rappresenta la grande tradizione degli anni '70 (ovviamente traghettata nella contemporaneità grazie ai suoi numerosi lavori), Par è invece uno dei rappresentanti della recente "vulgata" nordeuropea; se la figura più defilata di John riporta in auge la malinconica raffinatezza della musica colta inglese, Marco incarna l'eclettismo dello strumentista classico aperto al linguaggio rock.

Il quartetto sfodera un lotto di composizioni ispirate a figure amatissime del mondo tolkieniano, con differenti codici espressivi: pensiamo a Galadriel, omaggiata sia da Steve che da Marco, il primo con la chitarra classica, il secondo al pianoforte Steinway. Lindh contribuisce recuperando la sua "The fellowship on entering the magic Forest of Lothlorien", in origine facente parte di "Gothic impressions" (estromessa per motivi di durata). Lo Muscio troneggia con le suite per piano "The book of Gandalf" e "Bilbo and Gandalf", impareggiabili per essenzialità, policromaticità e coinvolgimento emotivo. Con John Hackett in "Thoughts from homeward" e Oksana Sinkova in"Visions from Minas Tirith", flauto, piano e organo dipingono un affresco evocativo.

Un lavoro imponente e fascinoso, il cui "escapismo" è piuttosto il sogno di un mondo "altro", di cui Lo Muscio offre una convincente colonna sonora.

http://www.marcolomuscio.com

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3365)

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