lunedì 10 gennaio 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Cinematic', il nuovo disco dei Lebowski

Da quella Polonia che negli ultimi tempi si sta mostrando ricca di prog bands moderne e poco "museali", arrivano i Lebowski. Dopo otto anni di attività e cinque anni di meditazione su un possibile lavoro di debutto, la formazione guidata dal chitarrista Marcin Grzegorczyk arriva finalmente al disco d'esordio: con tutti i limiti che un debut-album solitamente rivela, "Cinematic" riesce comunque a mettere in chiaro la direzione, gli obiettivi, lo stile. "Music to a non-existent movie": musica per un film inesistente, un efficace slogan per il sound dei Lebowski, che punta proprio a sviluppare la vena immaginativa e a suscitare visioni, ricordi, memorie visive.

Complice anche la scelta concettuale: l'album infatti è dedicato alle più importanti personalità del cinema polacco e il riferimento alla settima arte ha fatto da pungolo per il quartetto. Concepito come un viaggio, l'album scorre, conquista, talvolta ipnotizza ma i riferimenti sono fin troppo marcati: nomi come Oceansize, Anathema, gli ovvi Pink Floyd e Porcupine Tree, i connazionali Riverside e gli ultimi Pineapple Thief. Dunque una connessione tra i suoni più acuminati di certo metal-prog, le atmosfere dilatate e sofferte del post-rock, in una ipotesi di alternative-prog elegante e rifinito.

Il primo guitar solo del disco (a un minuto dall'inizio di "Trip to Doha") chiarisce subito il tipo di "imprinting atmosferico" che i Lebowski vogliono dare, gilmouriano e romantico, accentuato da un clima generalmente malinconico e autunnale (perfetta in tal senso "Iceland", una delle più longeve composizioni del quartetto), arricchito da samples vocali e, nei momenti migliori, da spinte hard più "fisiche" ("Human error"). Quello che manca alla band è una personalità forte, un mordente che possa differenziarli dalle formazioni simili e che manca in pezzi come la title-track: un peccato, vista la professionalità con la quale è stato confezionato "Cinematic". Ciò non toglie che le tessiture elettroniche nella world music di "137 sec.", gli spunti rock-jazz di "Old british spy movie" l'andatura sospettosa ed enigmatica di "Encore" e la direzione cangiante e psichedelica di "Spiritual machine" (tra i momenti più convincenti dell'opera) siano affascinanti.

Un disco d'esordio ben concepito e realizzato ma ancora trattenuto dalle incertezze: una buona dose di concerti ma anche la sincera lettura del proprio operato serviranno a far migliorare il gruppo. Restiamo in attesa.

http://www.lebowski.pl

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3361)

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