domenica 9 gennaio 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Il gioco del silenzio', il nuovo disco dei Nichelodeon

"Un laboratorio chimico". Non poteva trovare definizione migliore il progetto Nichelodeon, una delle realtà più intriganti e "sensate" che la musica di frontiera italiana abbia conosciuto negli ultimi anni. L'artefice del laboratorio è il poliedrico Claudio Milano (compositore, musicoterapeuta e attore attivo in diversi campi espressivi), che ha già fissato su disco un primo vagito dei Nichelodeon nel 2007: era "Cinemanemico", una presentazione efficace per comprendere dinamiche, obiettivi e azioni del gruppo.

Dopo tre anni Nichelodeon torna con un lavoro non solo più definito e compiuto, ma con un possibile manifesto di musica progressiva del nuovo decennio: come accaduto a Deadburger, Transgender, Mandara, Calomito e Thrangh (ma anche agli ultimi Sursumcorda), i Nichelodeon puntano a dare ordine al caos creativo, a ipotizzare un'area di fusione di materiali pulsanti. L'avanguardia europea e il rock, la world music e l'elettronica, la psichedelia e il teatro-canzone convivono nei brani del settetto, aperto a continui flussi di collaborazioni e scambi (ad es. Marco Tuppo, Luca Olivieri, Stefano Delle Monache).

"Luce", "Amanti in guerra", "Ciò che rimane" sono dei quadri, come se "Il gioco del silenzio" fosse un'ideale passeggiata in un museo (benchè Nichelodeon non abbia alcunchè di "museale"), una carrellata di sequenze in cui l'eredità del prog storico (Area, Van Der Graaf e Hammill, Soft Machine) convive con una "macchia sperimentale" senza perdere di vista l'esigenza comunicativa (i riff non mancano, vedi ad es. l'incipit di "Fiaba" oppure "Lana di vetro"). Se "Malamore e la luna" è una piéce tra Quintorigo e sprechgesang, "Il giardino degli altri" propone una trasfigurazione etno-elettronica; la molteplicità di riferimenti è ricondotta all'unità dalla personalità di Milano: centrale e carismatica. Per essere un gruppo "giovane", la gestione del suono, dello spazio e degli spunti tra acustica ed elettronica è matura: lo dimostra tanto il blues postmoderno e disturbato di "Claustrofilia" quanto il rumorismo di "Apnea".

Degni eredi della connessione tra generi alti e bassi degli Opus Avantra, i Nichelodeon sfornano uno dei migliori dischi italiani degli ultimi tempi: un progetto mirato e ricco di idee, benchè lo spettro della prolissità aleggi talvolta tra i brani.

http://www.claudiomilano.it

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3359)

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