mercoledì 12 gennaio 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Iridule', il nuovo disco degli Yugen

Per una proposta sofisticata e signorile come quella degli Yugen, un artwork composto da ferri, chiodi, vetri e tenaglie potrebbe essere fuorviante. In realtà non è così: Yugen da tempo sta rivelando l'essenza più pura di una dimensione "artigianale" del fare musica, contrassegnata dal lavoro certosino, dalla cura, da un calibrato "labor limae". Nella sua progressiva connessione di linguaggi alti e bassi, nel suo saper risolvere la conflittualità tra generi, nel suo fondere la pulsione ritmica del rock con l'elaborazione colta, Yugen è diventata una realtà indiscutibilmente importante nel panorama europeo.

Con "Iridule" la formazione di Francesco Zago (compositore sempre ispirato e curioso) conferma la sua natura da orchestra rock di frontiera, a partire dai numerosi ospiti: nomi come Dave Kerman, Elaine di Falco (Caveman Shoestore), Guy Segers (Present), Mike Johnson (Thinking Plague), Markus Stauss (Spaltklang), Tommaso Leddi (Stormy Six) e Michele Epifani (Areknames) sono il riferimento più evidente di un collegamento solido e stabile con le realtà del rock colto internazionale. Ma sono anche tasselli insostituibili di una progettualità che in questo terzo lp trova un'ulteriore manifestazione.

Stavolta gli Yugen accentuano le atmosfere ombrose e plumbee, senza perdere quella cifra artistica emersa già nel debutto "Labirinti d'acqua": se ce ne fosse ancora bisogno, un brano superbo come "The scuttle of the past out of the cupboards" è il perfetto manifesto della loro creatività. Ciò che più colpisce è la direzione "policromatica": un'estesa tavolozza strumentale che offre al gruppo delle possibilità notevoli, come testimoniano "Overmurmur" e "Serial(ist) killer" ma anche i brevi raccordi cantati dalla Di Falco ("Ice"). Nella perfetta gestione delle dinamiche, dei piani, delle alternanze di climi e tempi, la formazione attinge direttamente all'originaria estetica prog: quella dei Vanilla Fudge, dei Nice, dei King Crimson, pittorici ed evocativi. Lo dimostrano episodi camaleontici e aperti alla molteplicità espressiva come "Becchime" (un credibile aggiornamento dei migliori Gentle Giant), "Ganascia" (un'ipotesi industriale che rimanda anche all'artwork) e la conclusiva "Cloudscape", anch'essa orientata ad un'inclusione ampia ma mai disordinata e caotica.

Album di ricerca ma anche comunicativo e gradevole, "Iridule" è l'ennesima conferma di una grande realtà della musica europea.

http://www.yugen.it

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3363)

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