mercoledì 19 gennaio 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Sempre e ovunque oltre il sogno', il nuovo disco dei PANDORA

Una delle caratteristiche principali del movimento new prog dagli anni '80 ad oggi, in tutte le sue declinazioni, è l'aver "radicalizzato" le principali componenti del rock progressivo, sia musicali che testuali. La legione di "più realisti del re" capitanata da IQ, Pendragon e soci, fino ad oggi ha accentuato gli elementi costitutivi della filosofia prog, contribuendo non poco a sollevare critiche e a sollecitare le reazioni più distruttive di tanta stampa. Ciononostante grazie a questi gruppi l'eredità del prog si è potuta sviluppare, ha incontrato nuovi ascoltatori e inedite ipotesi di contaminazione. Un ottimo esempio di queste formazioni è rappresentato dai Pandora.

Tra i più orgogliosi difensori del verbo progressivo, i Pandora spiccano nel panorama europeo per aver saputo congiungere l'espressività romantica del passato art-rock con le novità più aggressive di certo heavy-prog. Inquadrati spesso come un connubio tra Genesis e Dream Theater, con il debutto "Dramma di un poeta ubriaco" i piemontesi hanno raggiunto notevoli livelli di vendite e ottimi responsi critici: attesi al varco, tornano con un secondo disco più deciso e convinto, ma anche variegato (tra tourbillon di tastiere e intarsi acustici, "L'altare del sacrificio" e "Discesa attraverso lo Stige" sono assai diversi). Merito della tenuta d'insieme della band ma anche del talento di Claudio Colombo: batterista e pluristrumentista, il giovane compositore è il motore del gruppo e si avvia a diventare una figura di spicco nell'ambiente prog italiano.

"Sempre e ovunque oltre il sogno" corregge i difetti d'impostazione del predecessore e, nonostante le ingenuità di un lavoro baldanzoso e sicuro, presenta i Pandora al meglio delle proprie possibilità. Lo si percepisce dall'overture maestosa di "Il re degli scemi" fino alla avventurosa suite di chiusura "Sempre e ovunque", che testa le capacità del trio sulla lunga durata. Per l'occasione il gruppo, ridiventato trio come agli esordi, sfodera un sound più "muscolare" e dinamico: tanto per fare un esempio, se nel primo disco era il rock romantico alla Genesis la bussola per orientarsi, ora il passaggio ad uno stile sinfonico vicino agli ELP si fa più marcata e spigolosa, grazie alle sane iniezioni hard delle chitarre (vedi i tre pezzi della saga di Chad-Bat). Tuttavia Gabriel e Collins non sono accantonati, tra i pezzi migliori del disco c'è "03.02.1974" dedicata proprio a loro: è la sentita rievocazione (con citazioni più o meno nascoste...) di un indimenticato concerto torinese dei Genesis, che il gruppo racconta con emozione, come fecero Le Orme ai tempi di "Insieme al concerto".

"Sempre e ovunque oltre il sogno" è un disco riuscito: i difetti (la voce talvolta insicura, qualche indecisione, la prolissità di certi passaggi) non ne inficiano la bontà, la nuova direzione intrapresa è credibile.

http://www.pandoramusic.eu

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3367)

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