martedì 4 gennaio 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'White Arrow Project', il nuovo disco di Mike Henderson

Djam Karet è un'entità misteriosa e incatalogabile, che ha racchiuso in sè diverse anime: la componente rock furente e minacciosa, le profonde infusioni elettroniche, la psichedelia più enigmatica, le costruzioni progressive, l'inclinazione world music. L'elemento acustico è stato costantemente isolato per giungere, con il progetto Fernwood di Gayle Ellett, ad una dimensione pura e incontaminata.

Acustico anche il disco d'esordio di Mike Henderson, che rifiuta la purezza world di Fernwood per tentare un'esplorazione sonora tra ballate folk e art-rock sofisticato, muovendosi nell'alveo della forma-canzone come mai era stato fatto nella variegata galassia Djam Karet. In coincidenza con il passaggio di Gayle Ellett alle tastiere nella band madre, Henderson accentra su di sè il ruolo creativo e con l'eccezione del fido Chuck Oken jr. - alla batteria e percussioni - suona tutti gli strumenti, aprendosi a qualche ospitata ad hoc come quella della vocalist Caroline Dourley in "Goddess".

"White Arrow Project" è il primo tassello solista di Mike ma soprattutto un lavoro anomalo per le consuete dinamiche sperimentali targate DK: pezzi come "Never be the same", "Starting over", "Stone wall" e "Rage" sono sì aderenti a quella visione folk cara ai DK, ma anche ad uno spirito eclettico che riporta a David Sylvian, Brian Eno, No Man e Porcupine Tree. "Lasso" e "Continuum" evocano gli umori africani dei Dead Can Dance di "Spiritchaser", "Emergence" invece è imparentata con il calderone mediterraneo dei Fernwood, "Equinox" una ballata ipnotica e suadente. Anche per questo motivo è un disco riuscito nel suo alternare atmosfere tipicamente califoniane a scelte di arrangiamento più europee, con tessiture elettroniche e una malinconia mai gustata in un lavoro della band di Topanga, come ben testimonia l'intensità di "Read my mind".

Un album "umano", asciutto, melodico e evanescente, che va in direzione opposta a Fernwood e Ukab Maerd, sprigionando un tipo diverso di fascino.

http://www.djamkaret.com

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3353)

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