mercoledì 20 aprile 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'La foce del ladrone', il nuovo album di Fabio Zuffanti

C'è una storica difficoltà, da parte dei protagonisti del nostro rock progressivo, a confrontarsi con la forma-canzone, nello specifico quella pop. Basta citare il periodo 1980-1982 di Banco, Orme e PFM per rendersene conto: "Marinai", "Suonare suonare" e "Moby Dick" resistono perchè figlie di un'intuizione azzeccata, ma indubbiamente passare dalla suite articolata alla canzone pop con tutti gli elementi comunicativi di massa non è affatto semplice. Fabio Zuffanti ci è arrivato pian piano: non tanto con le deviazioni art-rock degli ultimi Finisterre quanto con la sua discografia personale, che ha guardato più di una volta alla canzone. A ben guardare, alla canzone "altra": quella dolcemente nebulosa di Wyatt e Eno, quella geometrica del Battisti panelliano, quella stratificata e al tempo stesso scarna di un Thom Yorke.

"La foce del ladrone" non è dunque in rottura con i lavori di Fabio: ciò che cambia è il contesto, ma soprattutto l'alone comunicativo che ha preceduto e che accompagna l'album, a partire dal tam tam mediatico della ormai famosa lettera sulle casta musicale, ovviamente condivisibile ma opinabile se usata come strumentale ad una nuova notorietà. E' avvilente pensare che Fabio, con un patrimonio compositivo importante e invidiabile (un titolo su tutti: "In limine"), affidi a questo disco il suo rilancio verso un pubblico di massa. Un precedente importante fu Battiato: il passaggio dall'avanguardia della prima metà anni '70 al pop esoterico del 1979-81 riuscì per motivi legati alla storia dell'autore ma anche ad un momento storico e artistico diverso. Proprio da Battiato e dalla "Voce del padrone" parte Fabio. Da un gioco ironico e gustoso di citazioni più o meno occulte, parallelismi e rimandi (su tutti l'ottima "1986(on a solitary beach")), da una formula analoga che offre un pop-rock costruito secondo i canoni (con un pizzico di anomalia che non guasta: "La cantina" docet) ma proprio per questo non completamente credibile.

Al di là del dato "semiotico", prendiamo "La foce del ladrone" per quello che è: un disco pop di un autore versatile e trasversale - unico in Italia - che ha voluto semplificare ed asciugare al massimo la forma-canzone. Se è vero che "la semplicità è una complessità risolta", allora chi meglio di un compositore di estrazione prog può arrivare a questo risultato? Preso in questo modo, e senza pensare alla storia di Fabio, il disco funziona. Funziona perchè Fabio non ha rinunciato alle finezze negli arrangiamenti ("Lunar park" e "Capo nord" sono un buon esempio), ai suoi affidabili musicisti, all'amalgama "alto/basso". Certamente ci sono dei limiti, pensiamo al linguaggio "giovanilistico", ad un approccio vocale poco incisivo ma anche al suono scialbo di alcuni brani, compreso il singolo "Musica strana".

Se "la foce del ladrone" arriverà ad un pubblico più vasto e diverso da quello storico di Zuffanti ce lo dirà il tempo: l'importante è non dimenticare che Fabio è anche (e soprattutto) altro.

http://www.zuffantiprojects.com

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3426)

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