lunedì 18 aprile 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Le vie della seta', il nuovo album delle Orme

Non credevo nelle Orme. O meglio, non credevo in queste Orme. Con l'abbandono di Aldo Tagliapietra, fondatore, voce ma soprattutto "incarnazione" della celebre band, non ritenevo facile una prosecuzione con il nome e con tutto il carico, simbolico e musicale, che questo si porta dietro. Ma Michi Dei Rossi ha stupito tutti, non solo me. Non è ripartito certamente da zero, ma ha fatto leva su un'indiscutibile tenacia, sulla voglia di mostrare che si può ancora fare dell'ottimo rock progressivo anche senza una voce così caratteristica, che Orme è un patrimonio artistico, più che una rock band.

"Le vie della seta", con il relativo tour, è la prova più lampante che Michi è l'indiscusso motore, non solo ritmico, del nuovo progetto. Progetto che consiste in una band rinnovata: in primis con l'entrata di Jimmy Spitaleri dei Metamorfosi, in secundis con l'arrivo di giovani talenti che ne hanno rinfrescato - e non poco - lo spirito, in tertiis con il supporto di Guido Bellachioma, che di questo lp è ispirato direttore artistico. Per la prima volta nella storia delle Orme, arriva un album privo della voce storica, ma già dal primo ascolto "Le vie della seta" è in netta e sostanziale continuità con il passato. Con quello "prossimo" della trilogia "spirituale" degli ultimi anni, con quello "remoto" degli anni '70, da cui preleva un sound peculiare e riconoscibile, accentuandone alcuni elementi caratteristici.

Si tratta di un concept affascinante (scritto da Maurizio Monti), dedicato a Venezia come ponte tra Occidente e Oriente, agli antichi viaggi in Asia, a quelle vie che uniscono ancora luoghi e popoli. Per un plot del genere le Orme sono il perfetto interprete e l'album non delude, anzi si presenta, suona e scorre nel migliore dei modi: con quel rock sinfonico pieno di arie dal piglio orchestrale, di agganci melodici forti e distinti, di temi grandi e decisi. L'attacco in medias res di "L'alba di Eurasia" introduce subito l'ascoltatore in questo suggestivo mondo sonoro e l'attesa è tutta per Jimmy: è indubbiamente l'elemento che attira maggior curiosità ma la sua voce cambia rispetto al contesto pomposo dei Metamorfosi, avvicinandosi quasi alla lirica pienezza di un Francesco Di Giacomo.

"Verso sud", "la prima melodia" e la title-track sono i momenti più ariosi e memorizzabili, l'intero album per pathos, vivacità e dinamismo è il diretto discendente di "Elementi", al quale si avvicina per scelte sonore e arrangiamenti: Michele Bon resta il grande artefice dell'opera, Andrea Bassato è sostituito dal giovanissimo Federico Gava, nuovo enfant prodige del nostro prog rock. Tornano anche le chitarre - il preparato William Dotto - e l'album ne risente positivamente in termini di ricchezza ("Serinde" ad es.): l'unico limite dell'opera è una certa prevedibilità e l'eccessiva enfasi in alcuni momenti ("Incontro di popoli"), soprattutto cantati. Ciò non toglie che "Le vie della seta" sia un orgoglioso atto di appartenenza al progressive, interpretato come sempre con rigore, autorevolezza e sicurezza da parte dei pionieri. E oggi, come ieri, le Orme lo sono.

http://www.leorme.info

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3420)

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