domenica 24 aprile 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Masquerade', il nuovo album dei Goad

Che storia intrigante quella dei Goad. E' la storia di un "limbo", di un perpetuo passaggio tra passato e presente, di una sequenza di scoperte e riscoperte: una costante nella lunga vicenda del rock progressivo italiano, che non ha grandi numeri ma può contare sul fascino misterioso e sul culto esoterico. Attivi già negli anni '70, i fiorentini Goad hanno archiviato ore e ore di materiale pubblicato solo da qualche anno, complice un rinato interesse verso la band e il sostegno di Mellow e Black Widow. "Masquerade" segna il ritorno del gruppo guidato da Maurilio Rossi dopo l'exploit "The wood" con Mellow e il passaggio alla Black Widow con "In The House Of The Dark Shining Dreams".

Ancora una volta con la BWR, i Goad trovano nell'etichetta genovese l'ambiente più favorevole per esprimere il loro spirito fosco e struggente. Il progressive dei Goad è decisamente fuori dal tempo: si prende ampi spazi, chiede all'ascoltatore un'attenzione speciale e "Masquerade" conferma questa inclinazione con tredici lunghi brani che, come tessere di un oscuro mosaico, racchiudono un discorso unitario e omogeneo. Registrato nell'arco di quattro anni, tra il 2007 e il 2010, "Masquerade" mostra i Goad ancora più incivisi e taglienti, capaci di passare da atmosfere luciferine a episodi ariosi e melanconici, come accade nella ficcante opener "Fever called living" (uno dei migliori brani del gruppo), nella suite che dà il titolo al disco e in "To Helen".

Immaginate una pulsante macchia art-rock che spazia dalle durezze di Deep Purple e Rush ("Eldorado") allo spirito aspro e vemeente dei Van Der Graaf ("The haunted palace"), planando in larghe composizioni sinfoniche in vena PFM ("Dreamland"). La riscoperta del riff di scuola hard rock, il coinvolgimento di numerosi musicisti che rendono i Goad una piccola e solida "rockestra", il lirismo oscuro e penetrante sono elementi che rendono credibile e appetitoso l'album. Molti brani risalgono al progetto di tributo a Poe e nella nuova veste risultano più convinti e sicuri, caratteristica questa che si può estendere a tutto il lavoro, benchè la prolissità e certe lungaggini lo appesantiscano.

Se non avete mai ascoltato il grande progressive dei Goad, questo è il disco che fa per voi.

http://www.goad.it

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3430)

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