martedì 17 maggio 2011

Chi va con lo Zoppo... legge il commento di Flavio Ignelzi a AMORE, LIBERTA' E CENSURA: IL 1971 DI LUCIO BATTISTI

Dopo il battesimo su MinimAL (Alessandro Loppi), il secondo commento al mio nuovo libro AMORE, LIBERTA' E CENSURA - IL 1971 DI LUCIO BATTISTI è opera di Flavio Ignelzi, redattore della formidabile Salad Days, web magazine con gustosa "appendice" cartacea (è anche gratuita, cercatelo che merita moltissimo). Salad Days è una testata rock davvero molto seguita e autorevole, sono molto felice che il mio libro sia approdato qui.



Ecco il link:
http://lnx.rigablood.com/saladdaysmag/2011/05/reviews-update-60/

Ecco il pezzo:

La storia di un disco, sembrerebbe (‘Amore e non amore’ di Lucio Battisti). E invece è la storia di un anno intero, il 1971, e degli eventi, dei fatti, delle situazioni, degli aneddoti e delle curiosità che hanno delineato il percorso che ha condotto un cantautore a comporre un disco. Non un cantautore qualunque, certo, ma il talento più fulgido che la musica popolare italiana abbia mai conosciuto. Popolare in senso commerciale, naturalmente, perché l’album in questione è tutt’altro che “pop”. Anzi è folk, psichedelico, soul, rock’n’roll e indubbiamente progressive-rock: tutto tranne che “pop”.

Ed è un disco coraggioso, tant’è vero che in quell’estate del 1971 non superò il vaglio della trasmissibilità in Rai, cioè non fu trasmesso né in radio né in televisione. Fu censurato, in parole povere. Ma cos’ha di strano e meraviglioso al tempo stesso questo disco scritto dalla celebre accoppiata Battisti/Mogol e suonato dai musicisti che erano, a conti fatti, la PFM (ma all’epoca si chiamavano ancora i Quelli)? Lo spiega bene Donato Zoppo (giornalista di Jam, L’Isola, Ritmi, L’Idea e Totemblueart e creatore di mille altri progetti legati alla musica) in un libro avvincente, frutto di una evidente opera di ricerca storiografica certosina e di una indagine da reporter d’altri tempi, ma scritto da un narratore evidentemente esperto, smaliziato e coinvolgente.

Partendo da frammenti autobiografici legati al disco, l’autore si spinge ad affrescare un’intera epoca, un modo di pensare, un modo di comportarsi, che è il motivo per cui questo libro resterà impresso a chi avrà la fortuna di leggerlo. Un’opera senza dubbio da avere in biblioteca. La bella prefazione è di Giorgio Piazza, bassista della PFM e musicista in ‘Amore e non amore’ (Flavio Ignelzi).

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