martedì 31 maggio 2011

Chi va con lo Zoppo... legge Molecole n. 1: 'Il vuoto e la sua vanità' degli ANSIRIA

Con questa recensione apro ufficialmente un nuovo spazio nel mio blog. Si chiama Molecole ed è dedicato a piccole ma significative segnalazioni, brevi commenti su dischi che, in un particolare momento della giornata o della settimana (ma anche in sogno, sotto la doccia o fischiettando durante la fila alla posta o al mercato...), mi hanno evocato qualcosa.

ANSIRIA - Il vuoto e la sua vanità (Afrakà 2011)

Jeff Buckley, Radiohead, Placebo, senz'altro. Gli Ansiria partono da riferimenti noti ed evidenti ma si dirigono altrove: ad una rock-song italiana fatta di chiaroscuri, di "sana malinconia", di luci e ombre tra rarefazioni e irresistibili spinte melodiche, tra sensibilità e muscoli. La formazione napoletana, attiva da anni ma arrivata solo nel maggio 2011 alla pubblicazione dell'atteso album d'esordio, è quasi una "costola" degli Osanna: Irvin Vairetti, Nello D'Anna e la new entry Pasquale Capobianco fanno parte della celebre prog band ma, fatta salva un'intrigante cover di L'uomo e una citazione in Casaoeste, restano lontani dallo spumeggiante e caloroso rock del gruppo di Palepoli.

Gli Ansiria guardano al rock alternativo angloamericano, alle possibilità tematiche offerte dalla canzone d'autore, a colori e sfumature presi sia dalla mestizia del blues che dalla ricerca colta, fino alla sottile raffinatezza di Everything. Il vuoto e la sua vanità è anche l'occasione per scoprire un grande talento della chitarra: quel Capobianco che, misurato, essenziale ma sempre efficace, si fa notare nei punti salienti di I miei passi e nel finale di Non userò. Svettano pezzi immediati nel loro approccio melodico, ben valorizzati dalla voce di Vairetti, come Riuscirò, Eolo (Max Fuschetto pregevole all'oboe) e L'unico dubbio.

Un augurio: che alla band si aprano le porte dei grandi festival nazionali, poichè dal vivo la filigrana dei brani potrebbe esplodere e diventare diamante. Una speranza: che gli Ansiria non restino confinati in quell'atteggiamento "napolicentrico" che penalizza la maggior parte dei colleghi.

http://www.ansiria.it

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