sabato 18 giugno 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'A Grounding In Numbers', il nuovo disco dei Van Der Graaf Generator

Pensate a Yes, ELP, le varie incarnazioni dei Soft Machine e tutte le piccole e grandi reunion che stanno animando il progressive contemporaneo. Pensate poi ai redivivi Van Der Graaf Generator. Dai tempi del loro ritorno nel 2005, gli inglesi non hanno mai giocato con la nostalgia, il revival e l'autocelebrazione. Merito di una storia importante che non può essere rinnegata e capovolta, ma anche della ricca attività solista di Peter Hammill, un laboratorio di idee intrecciatosi al ritorno del Generatore in modo tale da offrire spunti e intuizioni.

"Present" (2005) e "Trisector" (2008) sono stati due album dalla personalità assai diversa: se il primo - ancora con la presenza di David Jackson - aveva una direzione ampia e sfaccettata ma anche più debole, il secondo ha mostrato la forza e l'ispirazione del trio. "A grounding in numbers" è il secondo atto dei VDGG in versione triangolare, e mai come in questo caso intenzioni, suoni e argomenti si presentano come un buon punto d'incontro tra la poetica hammilliana solista e l'eredità del Generatore. L'opener "Your time starts now" - un atto di coraggio aprire con un brano così intimista - lo dimostra ampiamente, mentre pezzi sanguigni e viscerali come "Highly strung", "Embarassing kids" e "Bunsho" si agganciano ai VDGG dell'ultimo periodo e confermano la grande statura di Guy Evans, completo, sicuro e autorevole. Un batterista perfetto, grande protagonista di un album "numerico" già dal titolo, da pezzi come "5333", con tempi complessi e intricati che egli gestisce con naturalezza.

Tra i momenti più alti di quest'opera che riporta alla mente anche le atmosfere di "Still life" c'è "Mathematics", perfetto emblema dei VDGG del 2011, lirici e riflessivi ma mai noiosi. Anche in questo album non mancano episodi legati alla concezione progressive, stavolta tocca all'articolata "Mr. Sands" e alla minacciosa "Snake oil" agganciarsi a "Over the hill", il picco prog che impreziosiva il precedente album. Trovano spazio anche un paio di strumentali che riducono l'idea portante delle controverse improvvisazioni di "Present", risultando piacevoli "diversivi" ("Splink" in particolare).

"A grounding in numbers" è un lavoro sicuramente riuscito, con l'ottima produzione di Hugh Paghdam: nonostante quella sensazione di alternanza tra luci ed ombre, pieni e vuoti, familiarità ed estraniazione, rockaccio e squarci lirici, il dodicesimo album dei VDGG riesce nel suo intento. Quello di offrire un saggio e sensato art-rock contemporaneo.

http://www.vandergraafgenerator.co.uk

(Recensione apparsa su:
http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3444)

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