domenica 5 giugno 2011

Chi va con lo Zoppo... legge Molecole n. 2: 'La rossa primavera' dei GANG

Ci sono dischi che animano scoperte, che creano nuovi percorsi, che rafforzano certezze, che stimolano conflitti. Ma ci sono anche dischi che sanano le ferite, che consolidano le fratture, che risolvono dilemmi interiori: La rossa primavera è uno di questi. Per anni non ho mai parlato di mio nonno materno, partigiano alessandrino torturato dai tedeschi: non mi piace sfoggiare medaglie e mostrine, soprattutto se si tratta di un nonno mai conosciuto, ammantato dal mito della Resistenza e avvolto dalle nebbie di tante domande sulla sua storia. A questo aggiungo la mia propensione per un concetto - quasi un mythos fondativo - di "arte per l'arte", e non di arte "impegnata", soprattutto se politicamente orientata e schierata.

La rossa primavera ha avuto però la forza di scatenare in me delle domande e di sciogliere alcuni nodi, soprattutto grazie a quelle righe finali scritte dai Gang, che ha raccolto delle canzoni storiche che "compongono la stagione di quel Grande Umanesimo che è la Resistenza". Non aderisco al concetto di Resistenza e Liberazione come "religione civile" (benchè civile, è pur sempre religione...) ma Grande Umanesimo è un concetto importante. Se è vero che lo Zeitgeist conta, influisce e influenza, un disco come questo è uno strumento importante in un periodo di appiattimento e di banalizzazione della memoria.

Un concetto che rivive in pezzi tradizionali come Fischia il vento, La brigata Garibaldi e Quei briganti neri, ma anche in pezzi di grandi autori, dal Guccini di Su in collina al De Gregori di Le storie di ieri, dagli Yo Yo Mundi della splendida Tredici a Pane, giustizia e libertà di Priviero, fino alla celebre Dante di Nanni degli Stormy Six. La rossa primavera è un disco barricadero e diretto come sempre accade con i fratelli Severini: a molti non piacerà questa adesione talmente appassionata da sembrare adolescenziale, ma l'impatto, il fuoco, la rabbia sono fuori discussione, anche se a volte il disco ha momenti di stanchezza e spossatezza. Pur preferendo i Gang storici influenzati dai Clash (vero e proprio "passaporto per la libertà"), La rossa primavera ha un senso e una direzione.

http://www.the-gang.it

Dedicato alla memoria di Kappa.

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