venerdì 1 luglio 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta FILI DEL TEMPO, il nuovo disco di Marcello Capra!

Inconfondibile Marcello Capra. Con tenacia, grinta, oculatezza, il chitarrista torinese ha raggiunto uno degli obiettivi più importanti per un musicista: la riconoscibilità. Basta che il plettro sfiori le corde di metallo per capire subito che quel tocco, quel mood e quel sapore sono suoi. Anche in un album "diverso" come questo "Fili del tempo". All'alba del 2010, con l'ottavo lavoro "Preludio ad una nuova alba", Capra aveva posto le basi per un rinnovamento: l'abbandono della Toast Records, l'entrata in Electromantic, la partnership artistica e umana con Beppe Crovella.

Se il disco del 2010 era il primo passo, "Fili del tempo" è il segnale più evidente di una direzione sicura e matura. Il titolo la dice lunga: il chitarrista ha il desiderio di guardarsi indietro per riallacciare memorie e sensazioni di uomo e artista, senza ignorare il presente. Un presente fatto di novità: lasciata la consueta Ovation, Marcello usa per la prima volta una elegante e policromatica Great Owl, ma soprattutto incontra due musicisti che conferiscono all'opera una marcia in più senza invadere il campo dell'autore, senza appesantire i dieci nuovi brani, probabilmente tra i più vicini ad uno spirito progressive. Beppe Crovella e Silvana Aliotta (ricordate i Circus 2000?) valorizzano le squisite intuizioni musicali di Capra, mai come questa volta espressivo, travolgente, raffinato.

Basta ascoltare quel gioiellino di "Dreaming of Tinder" - che da solo vale l'acquisto del disco - per rendersi conto dell'anima e del trasporto che il trio riesce a tirar fuori. In questo gioco di specchi tra passato e presente, tra reminiscenze e slanci in avanti, riaffiorano vecchi amori blues (una "I'm so glad" così rovente non la sentivamo da tempo), fascinazioni sudamericane ("Astor" e il remake di "Irio" sono tra i momenti più alti dell'opera), un medley di tributo ai Procession e le incisive come "Standby" e "Un sogno lucido", con un Capra mai così pieno di pathos.

Se "Fili del tempo" rivela un Marcello "altro", il suo possente flatpicking resta immutato: quello stile "mantrico" e vorticoso che arriva direttamente dagli anni '60 è ancora una volta il biglietto da visita di un artista autorevole e sempre ispirato.

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