sabato 23 luglio 2011

Chi va con lo Zoppo... legge Molecole n. 8: 'Wild dogs' dei RUSTIES

Cosa serve per fare un ottimo disco rock? I Rusties lo hanno scoperto: passione, grinta, sensibilità. E non lo hanno scoperto ora, ma dal precedente album "Move along", che li aveva consacrati all'attenzione della critica. E dire che i Rusties erano una tribute band di Neil Young, ma saggiamente hanno saputo capitalizzare l'influenza del maestro, immergendola in una tavolozza di rock moderno e trascinante.

"Wild dogs" è un gran bel disco, godibile e riuscito non tanto per gli special guest (Mary Coughlan, Andy White, Roby Zonca e altri) quanto per la bontà delle canzoni, per la vitalità che sprigionano, per la capacità di interpretare una visione del rock tradizionale e "vintage" trasportandola nella contemporaneità. "Hollow" conquista senza problemi ampi spazi chitarristici, "Lose my love" ha un appeal radiofonico e qualche sprazzo funky senza perdere qualità, "Oh Rory" tocca corde intime con un folk-rock delicato.

In "Wild dogs" tutto è asservito alla costruzione di un perfetto songbook rock: melodie, arrangiamenti, ritmiche, assoli, spazi di libertà e tematiche, nel magnetismo della title-track e nelle bordate di "The ungrateful child", nel pieno refrain di "This rotten track" in quella "Adam raised a cain" che è la conferma di adesione "ideologica!", più che un omaggio al Boss. Un formidabile disco italiano, ma con un credibile respiro internazionale. Join the wild dogs.

http://www.rusties.it

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