martedì 1 novembre 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Assurdo', il nuovo album dei Garden Wall

Garden Wall. Un nome importante per il rock europeo degli ultimi lustri. Mai come questa volta, di fronte a un album impervio come "Assurdo", è necessario cambiare punto di vista. Proviamo a spostare il "frame", per usare un termine caro a Franco Fabbri, e ad osservare i Garden Wall non come band progressive giunta a una speciale e singolare maturazione, ma come ad un ensemble che ha inglobato anche il linguaggio progressivo nel suo avant rock, alla stregua dei cavalli di razza della scuderia Cuneiform. Certo un disco come "Principium", con tutti i limiti di un lavoro di debutto, guardava già altrove e usciva dal new prog imperante nella prima metà degli anni '90; discorso simile per gli album successivi, che proponevano una visione "alternativa" del metal prog.

Con un'insopprimibile tendenza a mettersi in discussione, il deus ex machina Alessandro Seravalle ha condotto la creatura Garden Wall al di fuori dei possibili contatti prog per sviluppare un rock di frontiera, furioso e iniziatico, sperimentale e drammatico al tempo stesso. "Assurdo" non è il punto d'arrivo di un lungo percorso nè lo starting point per una nuova direzione: è la miglior sintesi tra esigenze comunicative andate di pari passo con lo spirito di ricerca interiore, è una "bolla spazio-temporale" che può annunciare numerosi sviluppi o preludere a quell'agognato silenzio che Seravalle cerca da tempo, ormai compositore più vicino all'area contemporanea che al rock.

"Assurdo" è un'opera di shock addizionali, una terapia elettrizzante organizzata in blitz tra sfuriate e meditazioni come il manifesto di "Iperbole" e "Flash" dimostra. Ma soprattutto è un disco di idee e di sostanza, di potenti dinamiche, di una sana e santa voglia di osare: il quintetto non teme di assemblare campioni vocali e funk ("Trasfiguratofunky"), trip hop ("Negative"), esperimenti allucinati ("Isterectomia") e l'inconfondibile sprechgesang alla Garden Wall. I GW del 2011 ragionano sulla concentrazione di suoni, sul piglio futuribile e concettuale, sulla piéce colta ("Just cannot forget"), su composizioni fluide, aperte e multistrato che rifiutano la mutazione in compassate suite formali (vedi "Butterfly song" e la grintosa "Vacuum fluctuation").

Meditata fino a diventare estenuante, talmente intensa da sfiorare l'eccesso e la confusione, la musica dei Garden Wall è come un fiume carsico, viaggia profonda e affiora in superficie sono per chi è disponibile e aperto. Solo a chi possiede quella chiarezza tutto sembra assurdo, ricorda Musil, con Cioran vero e vero e concreto ispiratore dei Garden Wall.

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3476)

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