giovedì 3 novembre 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Nino e l'inferno', il nuovo album degli AIRPORTMAN

"Il disco progressive degli Airportman": così il patron della Lizard Loris Furlan ha definito "Nino e l'inferno", il nono disco dell'affascinante formazione piemontese. Niente paura, un gruppo come quello di Giovanni Risso non è geneticamente disponibile alla costruzione iperbolica, alla struttura densa e articolata delle opere progressive. Eppure con questa prova gli Airportman si ispirano a una delle più importanti fonti del prog storico: il poema sinfonico.

Per natura e inclinazione il gruppo evita dichiaratamente certi toni altisonanti ma "Nino e l'inferno" parte da un riferimento extramusicale: l'omonimo racconto scritto da Risso e incentrato sulle incertezze, le dissoluzioni, i dolori e le speranze di "questi cazzo di anni zero". Certo non è il "Tales from topographic ocean" o lo "Snow goose" degli Airportman: ispirandosi piuttosto agli ultimi Talk Talk (i campi lunghi ed evanescenti di "Chiedilo a Stefano" vanno proprio in direzione "Laughing stock"), a certo David Sylvian, al post rock più dilatato e ampio, Risso e i suoi lavorano su trame appena suggerite, su un puntillismo sonoro che da "Anni zero" al fiammeggiante situazionismo di "Victor" coinvolge tutto l'album.

Il crescendo di "Un posto per morire", le evocative sfumature di "Il futuro", il pungente mood di "La sua Lane" completano un lavoro giocato su sottrazioni, allusioni, magnetismi frippiani e sfilacciamenti. Eppure "Nino e l'inferno" è un disco di sostanza, con "apparati" multimediali" come il videoreading e richiami nascosti degni di un'opera profonda e meditata.

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3478)

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