lunedì 7 novembre 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta ' Strange frame of mind', il nuovo album degli Arabs In Aspic

Un nome come Arabs in Aspic rimanda inesorabilmente ai King Crimson del 1973 ma l'appartenenza alla scuderia Black Widow non può che significare suoni vintage tra progressive e hard rock. E proprio in questa direzione si muove il quartetto norvegese, alla stregua dei colleghi di label Wicked Minds, degli americani Bigelf e Astra, degli svedesi Black Bonzo.

Nati come cover band nel 1997, scelgono poi di fissare il loro sound in pezzi originali a partire dal primo album "Progeria" (2003). A "Far Out In Aradabia" (2004) segue un lungo silenzio, finalmente interrotto da "Strange Frame Of Mind": fatta salva la inutile cover finale di "Hocus pocus", il materiale degli AIA è assai valido nella sua adesione orgogliosa ai modelli Indian Summer, Museo Rosenbach e Uriah Heep, ben alternati a deflagranti blitz in area Spiritual Beggars.

Grandi riff chitarristici si espandono e guidano la confluenza dei brani l'uno nell'altro: la quaterna iniziale "The flying horseman", "Dive", "Into my eye" e "Moerket" coglie l'occasione per puntualizzare qualcosa tra rock d'arte e di coscienza espansa, tra rock d'impatto e di rifinitura. La band è ben assestata, evidentemente il passato a base di cover è stato una buona palestra ma al tempo stesso ha impedito una crescita in termini di creatività e personalità. Ad esempio la formula hard-prog di "Fall til marken" è efficace, benchè focoso il passaggio hendrixiano di "Have you ever seen the rain" sia ininfluente.

Un dignitoso terzo disco, da considerare il primo passo per una ripartenza.

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3480)

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