giovedì 8 dicembre 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Gli occhi del mondo', il nuovo disco di VITTORIO DE SCALZI

Vittorio De Scalzi è stato ed è una colonna portante della musica leggera italiana. Inutile menzionare il ruolo chiave che i suoi New Trolls hanno avuto nello sviluppo del rock tricolore. Eppure proprio con i New Trolls Vittorio ha potuto maturare e affinare la sua vena di autore, a partire da quello storico esperimento che fu "Senza orario senza bandiera". Cosa hanno in comune quel celebre album e il nuovo lavoro "Gli occhi del mondo"? Molto.

Innanzitutto la parola e il tema: Riccardo Mannerini, il poeta genovese cieco e anarchico, e le sue storie di umanità, solitudine e viaggi. Come le poesie di Mannerini furono rielaborate da De André per il disco del 1968, così De Scalzi torna a questo autore affiancandosi a Marco Ongaro nella rivisitazione. Quello che cambia è il milieu, dalla temperie culturale del 68 a "questi cazzo di anni zero" in cui il ruolo sociale della musica è sempre più nebuloso. Ma a cambiare è anche - e soprattutto - l'autore: De Scalzi non è più il rocker dalle giovanili intemperanze ma il compositore raffinato, che ha alle spalle anche un ottimo lavoro come "Mandilli", dal quale tuttavia quest'ultimo si distacca.

Se il precedente album si orientava a una fusione rock, jazz e world music sulla scia di "Anime salve", "Gli occhi del mondo" è una dichiarazione cantautorale ferma, orgogliosa, ricca nell'intelaiatura e screziata di rock grazie all'apporto di un impeccabile team di musicisti. Certo il realismo del poeta, talvolta desolato ("Gionata Orsielli"), talvolta crudo ("Senza una voce"), è il centro nevralgico dell'opera, con una dozzina di canzoni che partono dalle avventure del mondo per lanciarsi e volare con la fantasia. Il blues di "Il ritorno" (swingato e frizzante nella prima versione, rock incisivo nella seconda, con Franz Di Cioccio special guest) fa da contraltare a "Isabella Egglestone", una sorta di moderna "Eleanor Rigby" con tanto di mellotron beatlesiano, "La corte" è un'ipotesi originale di teatro-canzone mentre in "Serial killer" la slide di Paolo Bonfanti contrasta con i moti interiori di un pericoloso omicida.

"Gli occhi del mondo" è un lavoro denso di significato, ricco di stimoli, un nuovo entusiasmante tassello nella carriera di un grande artista italiano.

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3491)

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