mercoledì 7 dicembre 2011

Chi va con lo Zoppo... ascolta la suite degli SPETTRI, pubblicata 40 anni dopo

Proprio quando meno te lo aspetti, quando pensi che il panorama progressive italiano storico sia esaurito e che si sia scoperto di tutto, arrivano le sorprese. La più recente è quella degli Spettri, formazione di cui solo i più accaniti cultori erano a conoscenza, che tornano alla luce grazie a un'accurata ristampa della Black Widow. Gli Spettri nacquero a Firenze nel 1964 con una line-up che si assestò con il tempo fino a diventare quintetto stabile verso la fine del decennio. Come New Trolls, Corvi e NoiTre, il gruppo lasciò rapidamente il beat più prevedibile per indurire progressivamente il sound, trovando proprio nella vena hard la chiave di volta del progetto.

Partiti con un repertorio di cover di Deep Purple, Black Sabbath e Spirit, si orientarono a un hard rock fatto di pezzi propri e concentrato in una suite presentata dal vivo a cavallo tra 1970 e 1972, anno della sua incisione. Gli Spettri furono guidati da Ugo, Raffaele e Vincenzo Ponticiello: nulla a che vedere con i più blasonati fratelli Shulman, non era ai Gentle Giant che il quintetto si rifaceva ma agli Uriah Heep, ai New Trolls più spigolosi. Questa suite in quattro parti, registrata in una condizione di speciale ispirazione per la band, restò chiusa nel cassetto: quarant'anni dopo il giovane speaker radiofonico fiorentino Daniele Nuti riscopre il lavoro e coordina la pubblicazione con BWR.

La suite - ispirata ad un viaggio interiore attraverso una seduta spiritica - non ha certo il fascino dei capolavori del nostro prog ma è una valida composizione, articolata principalmente sul canto vigoroso - tra Chris Farlowe e Lupo Galifi - di Ugo Ponticiello e sui riff di matrice heavy-blues e sul binomio chitarre-hammond, spesso tirato ad alto volume con assoli fiammanti. Ideale punto di congiunzione tra Colosseum, Black Sabbath, Warhorse e Iron Butterfly (e in affinità con le scelte del museo Rosenbach), gli Spettri coniugano l'energia viscerale dell'hard con le costruzioni ritmiche tipiche del progressive, come emerge dalla terza parte.

"Spettri" non aggiunge nulla alla ricostruzione del progressive italiano ma è un documento importante: è la testimonianza di un percorso interrotto presto ma assai significativo per comprendere la penetrazione di certe sonorità hard mai troppo diffuse in Italia.

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3490)

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