giovedì 1 dicembre 2011

Chi va con lo Zoppo... legge Molecole n. 11: 'Logos' dei VORJA

Se i tempi fossero altri, se la discografia fosse quella di una volta che permetteva al gruppo di far parte di una scuderia, di crescere e maturare, avrei potuto scrivere che i Metem sono la nuova band italiana dall'"ever changing mood". Invece i tempi sono quello che sono, lo "zeitgeist" costringe all'individualismo, al ripiego su se stessi, ad una musica sempre più difficile da digerire e assimilare con serenità. E i Metem cambiano nome, pelle e suono diventando Vorja, lo scattante rock italiano di metà anni '90 - i tempi di "In comunicazione" - è un lontano ricordo, il pop anglofono e sofisticato alla Placebo di "Janua" è dietro l'angolo e la nuova creatura Vorja guarda all'incanto strumentale dell'Europa del nord.

La musica fluttuante, visionaria e iterativa dei Sigur Ros non è tanto un'influenza, un punto di riferimento, una bussola per orientarsi. E' un pretesto per leggere le proprie radici e il mutare della propria territorialità, è lo strumento per raccontare il susseguirsi delle stagioni, il carico di mistero e magia che nutre albe e tramonti, equinozi e solstizi. Vorja non equivale ai Metem senza cantante: è oltre i Metem, si affranca dalla forma-canzone e dal carico simbolico che porta dietro e propone una sequenza strumentale sinuosa e acangiante.

In ortodossa aderenza all'insegnamento post-rock, "Logos" è un itinerario di immagini - ora sfocate ora nitide, talvolta espresse con irruenza o centellinate con parsimonia - giocato tutto sulle dinamiche, sull'alternanza di intensità e pathos. Tra Sannio e Islanda, tra Campania interna e mari del Nord, un punto d'incontro tra rituali ed elettricità.

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