mercoledì 7 marzo 2012

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'The missing Fireflies', il nuovo disco della Locanda delle Fate

Locanda delle Fate. Solo dallo scrigno progressive possono uscire quei nomi che ti rabbrividiscono, ti scatenano sensazioni e reminiscenze, ti rigano gli occhi d'emozione. La Locanda è tra questi. Band leggendaria, sound mitico, ultimi fuochi del progressive italiano prima della decadenza. Mettiamo da parte per un momento l'atteggiamento celebrativo e focalizziamo l'attenzione su questo ritorno, indubbiamente gradito ma anche foriero di tanti interrogativi. In primis: sarà possibile ascoltare qualcosa di nuovo?

Domanda più che legittima, visto che la Locanda apparve in un momento difficile per il prog ed ebbe la possibilità di esprimersi - in modo eccellente, tra l'altro - in un limitato lasso di tempo, proprio quando disco music, punk e cantautori acquistavano maggior visibilità e potere contrattuale. Se a questo aggiungiamo l'interlocutorio comeback di "Homo homini lupus" del 1999, album poco in linea con la proposta magica e fatata della band, allora l'attenzione verso la novità e l'inedito è più che giustificata.

"The Missing Fireflies" non è un disco nuovo della Locanda ma un modo per dire "ci siamo anche noi in quest'epoca di reunion". Soprattutto è un anello mancante: da una parte il celebre "Forse le lucciole non si amano più", dall'altra un'ipotesi di sviluppi futuri che rimasero lettera morta. Al centro un pugno di pezzi che dovevano far parte del disco del '77 e alcuni estratti live: insomma materiale d'epoca che serve, se mai ce ne fosse ancora bisogno, a confermare il talento del settetto piemontese. Una formazione che trovava la sua bellezza proprio in una flebile resistenza ad un baratro storico che stava per aprirsi.

"Crescendo" e "La giostra" sono gli episodi più interessanti perchè legano vecchio e nuovo: inediti del 1977 registrati ex novo con un'attenzione certosina a conservare non solo struttura e dinamiche dei tempi d'oro, ma soprattutto quella patina demodè intrigante e suggestiva. Il piglio più incisivo e diretto - compresa la voce piena e trascinante di Leonardo Sasso - valorizza tante intuizioni di trenta e passa anni fa. I tre pezzi recuperati dai nastri del concerto al Teatro Alfieri di Asti del 1977 (tra cui una notevole "Vendesi saggezza") completano il progetto, imperdibile per gli appassionati della Locanda e più in generale per i cultori del miglior prog italiano. In attesa di qualcosa di nuovo...


(Recensione apprsa su:  http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3518)

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