lunedì 24 settembre 2012

Chi va con lo Zoppo... legge MOLECOLE n. 38: El cuento de la Chica y la Tequila, OnGaku2, Valeria Caputo

Si fa presto a dire latin-rock. Sì perchè nel debutto degli El Cuento de la Chica y la Tequila c'è bel poco - se non nulla - dei vari Santana, Malo e Caldera. Al di là del monicker, è la chitarra flamenca di Stefano Silenzi a conferire sensualità, pathos e sottile erotismo al rock - deciso e coinvolgente - del quintetto. Raramente una band arriva al disco d'esordio con un progetto definito e personale: 1st Tale è un'ottima opera prima che mostra un sound decisamente americano, vicino alla bella temperie strumentale dei vari Dave Matthews Band, Spin Doctors e Blues Traveler. Nessuna spinta elettrica, il chitarrismo sinuoso e penetrante di Silenzi, un lotto di rock songs ben concepite e organizzate. Una bella scoperta.

http://www.elcuentodelachicaylatequila.com

Piccolo spazio improvvisato. A volte il nome della location può ingannare: pensando a due improvvisatori in un posto chiamato Area Sismica immaginavo i No Means No tra bombe e scosse telluriche. Niente di tutto questo, per fortuna: Elia Casu e Paolo Sanna, ispirati dall'haiku di Shinkichi Takahashi, vanno all'essenzialità delle cose, al nucleo centrale di un dialogo sfrondato da tutti gli artifici possibili. Per entrare completamente nel flusso sonoro di Kado dimenticate la divisione in tracce: un continuum che avvolge frammenti, istantanee e fermi-immagine tra free jazz e schegge elettriche. A riascoltarlo una seconda volta cambia tutto, OnGaku2 ti volta le spalle e ti fa le boccacce. Proprio come un oracolo.

http://www.myspace.com/ongaku2

Uccelli migratori.Una copertina che mi ricorda - non so perchè - Nick Drake, un concetto che mi rimanda - e qui il perchè lo so - alla magia di Migration di Dave Grusin. Perchè la musica è arte migrante per eccellenza, e volando libera travalica confini e steccati. La musica di Valeria Caputo attraversa - con classe, sensibilità, direzione - il lungo "arco costituzionale" della canzone femminile, da Joni Mitchell a Cristina Donà passando per Mary Fahl. Migratory Birds, disco d'esordio della cantautrice pugliese (romagnola d'adozione) rispecchia (e rispetta) in pieno un certo songwriting "rosa" ma rispetto a tanti debutti privi di senso e personalità, la Caputo ha idea di dove e come dirigere una canzone. Merito di una scrittura già convincente, di un team di musicisti che aggiunge venature e nuances care al rock di estrazione West Coast, dell'entusiasmo proveniente dal crowdfunding, una "amorosa cordata" grazie alla quale gli uccelli migratori sono qui tra noi. Da seguire con attenzione.

http://www.valeriacaputo.com

D.Z.

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