martedì 26 novembre 2013

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'A Billion Years of Solitude', il nuovo disco degli Sky Architect

Il loro secondo album era stato acclamato dalla stampa specializzata per la qualità delle idee e la bontà del collettivo: gli Sky Architect, non contenti degli ottimi risultati di "A dying man's hymn", tornano a due anni di distanza con un disco che perfeziona e definisce la lettura moderna del prog interpretata dalla band.

"The curious one" (una opener di 18 minuti bella pesa), "Elegy of a solitary giant" e "Traveller's last candle" sono i pezzi forti - e notevolmente estesi - di un album di ispirazione fantascientifica, che smobilita tutto l'armamentario del caso inserendo in un'ampia cornice concettuale un'idea di new progressive aggiornata e competitiva. Contrariamente alle grandi overture da rock opera, "A Billion Years of Solitude" si schiude con un inizio lento e placido sviluppandosi per spinte, deviazioni, scatti e segmenti che riportano alla mente la lezione dei classici, Gentle Giant su tutti e per l'occasione cosmica anche i Pink Floyd. 

Dove gli Sky ragionano da gruppo contemporaneo è nella parziale rinuncia all'apparato iconico e sonoro anni '70 e nell'inserimento di diversivi: ferma restando un'adesione al genere - lo dimostrano la lunghezza e la struttura dei brani principali - gli svedesi lavorano meglio su brani ristretti, come dimostrano la mutevolezza di "Revolutions" e la sequenza fantasiosa di "Wormholes", che fa convivere geometrie crimsoniane e sfuriate heavy-prog.

Un disco convincente per la qualità dell'esecuzione e la sicurezza della scrittura: per quanto risaltino in modo anche eccessivo certi modelli, il neo prog degli Sky è confezionato con cognizione di causa e maturità.


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