martedì 28 gennaio 2014

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'New Progmantics', il nuovo disco dei Sarastro Blake

Una delle più radicate abitudini del prog contemporaneo è la creazione di supergruppi ad hoc - come sta accadendo in casa Cleopatra tramite l'iperattivo Billy Sherwood - insieme al coinvolgimento di special guest che facciano da specchietto per le allodole. A questa modalità non si sottrae neanche il side project di una delle più apprezzate prog band italiane degli ultimi anni, i Mogador

Paolo Pigni e Luca Briccola, temporaneamente affrancati dagli obblighi della band madre, hanno messo in piedi questo suggestivo gruppo parallelo invitando un bel po' di ospiti deluxe: Rick Wakeman, Richard Sinclair, David Paton, il già citato Sherwood, Nick Magnus, Dave Lawson e Amanda Lehman. Se è vero che in assenza di tali colossi il disco avrebbe avuto scarsa visibilità, è altrettanto vero che si tratta di un album piacevole e riuscito, a prescindere dal contributo dei presenti. Il nome Sarastro Blake chiarisce molte delle intenzioni: la doppia citazione (il Flauto mozartiano e il visionario artista inglese) indica una duplice direttrice, da un lato l'eredità del rock sinfonico più brioso e fresco, dall'altra la creazione di atmosfere tenebrose e decadenti, tipicamente britanniche (come ribadiscono l'immagine di copertina e la back cover del Waterhouse). 

A cavallo tra il new prog svelto e agile dei Mogador (dunque affezionato a Yes e Camel), certo folk romantico caro agli Hostsonaten e la sofisticata forma canzone di Alan Parsons, "New Progmantics" contiene un lotto di pezzi eccellenti, in particolare "The lady of Shalott", "Stanzas for music" e "Flaming June", caratterizzati dal costruttivo incontro tra due nemici storici, prog e canzone. Rock immaginifico e malinconico, di impatto e dolcezza, generalmente strutturato su gustose cellule melodiche il cui sviluppo è lasciato nelle sicure mani del gruppo, come accade in "Scotland, the place" e "Beyond". Senza Sinclair "Remember" avrebbe avuto meno fascino, stesso discorso per "My heart is in the highlands" senza la Lehman, ma in linea di massima questa declinazione nello stile caro a Iona e Mostly Autumn scorre molto bene.

Un interessante spin-off, con rari momenti di indugio e di incertezza, consigliato in particolare a chi ha seguito con passione l'evoluzione dei Mogador.


D.Z.

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