sabato 4 ottobre 2014

Chi va con lo Zoppo... ascolta '9P - Nove Pianeti', il nuovo disco degli Zion

Nella sua esperienza storica, il progressive ha conosciuto alcuni codici che, più di altri, hanno contribuito alla sua affermazione e alla sua durevolezza. Uno di questi è la suite concettuale, la composizione di lunga durata estesa a un intero disco e caratterizzata da una uniformità narrativa tipica del rock d'arte anni '60/'70. Il fascino di tale forma compositiva è talmente forte da calamitare tuttora giovani formazioni, come accaduto agli Zion.

La band partenopea - attiva dal 2000, un debutto all'attivo pubblicato nel 2006 - aggiunge a questo modulo anche un contenuto altrettanto familiare all'estetica prog: la planetologia, cara a quei primissimi King Crimson così influenzati dal pensiero e dall'opera di un compositore colto e iniziato come Gustav Holst. Il riferimento alla celebre "The Planets" (1916) è ovvio e immediato, ma probabilmente nel making of degli Zion ha contato poco, se non nulla (anche perchè nella suite holstiana i pianeti sono sette e non nove): in "9P - Nove Pianeti" si evince maggiormente la necessità di dire tutto e subito, quella urgenza espressiva che caratterizza tante opere, diventandone croce e delizia.

Non è un caso che il disco sia nato da una session live di due giorni in studio: una rapidità nella realizzazione che ha giovato alla band, appassionata come si confà ad un gruppo realmente "indipendente", ma abbastanza determinato nella cifra stilistica da perseguire. Al netto di prevedibili considerazioni sulla scansione narrativa e musicale (nove pianeti per nove pezzi diversi, dunque nove atmosfere e climi differenti), gli Zion realizzano un disco grintoso che interpreta la tradizione prog con un occhio all'heavy rock e un altro alla tipica vena melodica dei maestri Orme, Banco e PFM, alternando passaggi ricchi di groove alle sospensioni "spaziali" care alle Orme di "Felona e Sorona". 

"Plutone", "Uranus" e "Giove" gli episodi più interessanti di un album dignitoso, purtroppo condizionato da una qualità sonora non entusiasmante e da alcune ingenuità di fondo da limare necessariamente in vista di un terzo album.


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