lunedì 8 dicembre 2014

Chi va con lo Zoppo... legge Molecole n. 50: Paolo Apollo Negri, Classica Orchestra Afrobeat, Athene Noctua

Quale sia il suo segreto proprio non lo so, ma di sicuro se Paolo Apollo Negri dovesse partecipare alle Olimpiadi del Funk, i suoi amati tasti d'avorio andrebbero dritti dritti sul podio. Hello World (Hammond Beat) è il suo quarto album solista, con un paio di novità che suggellano un passo in avanti nella sua fitta discografia: in primis Apollo ha la sua band, un terzetto rock-jazz nero e pulsante aperto - anzi spalancato - alle possibili variazioni sul tema del funk; in secondo luogo, qualche special guest non manca mai, ovvero Noel McKoy (James Taylor Quartet) e lo zappiano Bob Harris. Il risultato è come sempre eccellente, e probabilmente la nuova chiave per capire il segreto di Apollo è in copertina: la testa a mo' di monitor e un castello di tastiere che lo circondano la dicono lunga su cosa circoli indisturbato nella sua capoccia.

A musical epic. Tranquilli che non si tratta di progressive, nessuno sbrodolamento da virtuosi in pieno egotrip. Regard Sur Le Passé (Brutture Moderne) è un'opera accattivante e suggestiva perchè legata alla vicenda di Samary Touré, ultimo imperatore africano morto nel 1900. Già dal nome del gruppo guidato dal percussionista Marco Zanotti si intuisce che il progetto ha qualcosa in più: Classica Orchestra Afrobeat unisce due componenti, quella confidenziale e ipnotica tipicamente africana - l'ospitata di Sekouba Bambino e Baba Sissoko la dice lunga - e quella eurocolta, rappresentata dalle opportunità offerte dall'ampio ensemble di fiati e archi. Un lavoro toccante per pathos e slanci, con un piede nella Storia e l'altro nell'antica oralità dei griot.

Searching for the Big Botta. Ci provano con il secondo album - a tre anni di distanza dal debutto su Ep di Glayx - gli Athene Noctua, formazione cuneese che punta sul sound totalmente strumentale e soprattutto sulla sintesi di influenze apparentemente lontane e inconciliabili ma in realtà affini. Otto brani che stendono sulle lunghe dilatazioni post- rock aspri raptus in stile kraut e un'idea di slowcore jazzato ai confini del progressive: il quintetto non disdegna il riff, che dai Black Sabbath agli Helmet resta sempre il grimaldello per accalappiare l'ascoltatore e accompagnarlo in desolate lande di distorsione. E proprio in quella intensa desolazione di fondo, si cela l'epicità di Others (DG Records). Intriganti.
www.athenenoctuapr.com

D.Z.

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